Bari- Inaugurato ieri sera il ciclo di concerti sinfonici e cameristici al Petruzzelli, “Sinfonie d’inverno” con la magistrale direzione di Ralf Chezy, che con l'ouverture di Rosamunde di Franz Schubert, ha trascinato l'intero teatro nei meandri di cupe atmosfere, vittime di una disinvolta eleganza propria dell'inesauribile vena melodica dell'autore, che hanno richiamato il dramma romantico di Rosmunda, principessa di Cipro di Helmina con Chezy.
Di seguito con Vier Letze Lieder di Richard Strauss, la voce della soprano Alexandra Cocku insieme all’orchestra della fondazione Petruzzelli, si è resa protagonista di un toccante momento di arte e musica. Si tratta infatti delle parole di Herman Hesse e Im Abendrot di Joseph von Eichendorff ( le opere: Frueling “Primavera”, September e Bein Schlafengehen “Al momento di coricarsi”) messe in musica nell’ultima composizione del grande Strass. Imperniate di vivida nostalgia, naturale conseguenza di un tramonto storico non meno che privato, non sappiamo se Strauss abbia mai deciso di fare dei quattro Lieder un ciclo unico, ma l'unità esiste, non si poteva non percepirla, è l'unità di un'idea superiore sulla vita, di un sentimento della condizione umana presso il confine. Non a caso nell'ultimo brano c'era un richiamo, affidato al corno, al tema principale del poema sinfonico Morte e Trasfigurazione, composto sessant'anni prima.
A coronamento del concerto, la sinfonia in mi maggiore n.7 di Anton Bruckner ha rappresentato un vero e proprio epilogo, reso spettacolare da una suadente e piana discorsività, in un'armonia resa dalla necessità dell'arte, dalla capacità dei musicisti di fare arte senza bisogno di raccontare qualcosa di realistico, anche se poi qualcosa di realistico c'è sempre.
Francesca Mongelli e Sara Perilli
Parole chiave: petruzzelli bari concerto sinfonico ralf shezy opera soprano
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