Continua il nostro viaggio all'interno della musica di qualità, con un occhio di riguardo alle realtà più giovani ed indipendenti. Dopo essere stati infatti, a Taranto con i Tuesday's Bad Weather, è arrivata l'ora di scendere alla fermata successiva, Toritto, con Tenko & Scriba (Ezio e Filippo Paloscia). Partendo dal loro disco, "Emicrania" (prodotto da NoTruth, Impatto e Cirosa e promosso da OnStage), abbiamo approfittato per cercare di capire una "Italia che ha la testa che scoppia" ed i pensieri di due tra gli artisti hip-hop più promettenti in circolazione qui, in Puglia.
“Emicrania”, il vostro progetto musicale d’esordio, trasmette dalla grafica al titolo stesso, dal concept dell’album alla track-list (sia nei testi e sia nei beat serrati) l’esigenza di raccontare un messaggio. Potete descriverci l’urgenza dietro “Emicrania” e come ha influenzato il vostro lavoro?
T. Dietro “Emicrania” c’è il bisogno di esprimere le parti più profonde di noi ammaccate dalla realtà. Ogni giorno è una partita a ping-pong tra pensiero e azione, pensiero e sentimenti dove le emozioni rimbalzano in continuazione da una parte all’altra suscitando confusione, squilibri, incertezze e quindi... un gran mal di testa. Questo ha influenzato il nostro lavoro, essendo per noi impossibile restare indifferenti a certi meccanismi.
I testi dei brani di “Emicrania”, particolarmente empatici e rivelatori del vostro mondo interiore, da quali esperienze della vita di tutti i giorni nascono?
S. La maggior parte delle rime sono nate da eventi e riflessioni avvenute durante le giornate di lavoro, ascoltando i discorsi della gente che quasi sempre non fa altro che lamentarsi di come vanno le cose nella loro vita e nel paese.
T. Non riesco a definire dei momenti particolari, molti per esempio sono nati in treno mentre andavo in facoltà, altri sono nati dopo qualche serata passata con gli amici a parlare di vita e futuro, altri ancora sono nati durante le perdite di tempo dove mi capita spesso di riflettere in maniera maniacale su tutto.
C’è una canzone per la quale, la sensazione è quasi d’essere nudi e senza difese di fronte alla folla, durante l’esibizione?
S. Si la prima strofa di “Ipotermia”, in cui guardo molto da vicino me stesso.
T. Per me “Vodka e aspirina”: scopre parti molto importanti del mio essere che, solitamente, tendo a nascondere.
Nella title track fate riferimento ad una “Italia che ha la testa che le scoppia”, potete raccontarci questa istantanea che, avete dato della nostra nazione? C’è stata un’evoluzione dal momento in cui avete scritto questo verso ad oggi, secondo voi?
T. La nostra è una nazione stressata che ogni sera si ritrova a fare i conti con se stessa e non sa più di chi fidarsi. Non fa altro che subire imbottita di dubbi e illusioni. Ha problemi in famiglia, con il vicino, con le bollette, i mutui , ha problemi con il lavoro, ha problemi con se stesso e lo stato. C’è chi pensa e cerca incessantemente una soluzione e chi si rifiuta o semplicemente se ne frega, rifugiandosi, nella maggior parte dei casi, nelle droghe, nell’alcool o semplicemente serrandosi in casa per paura; in entrambi i casi il risultato è un mal di testa continuo. Le cose purtroppo continuano a peggiorare. Speriamo bene.
In “Masturbia” sembrate farvi largo a fatica in un mare magnum di sommersi e salvati, quanta speranza di travolgere lo status quo o attestato di rassegnazione c’è, tra questi versi? “(…) Lascia che il vuoto diventi un’attrazione” è una raccomandazione che, fate a voi stessi?
Sì, può sembrare che ci si rassegni. Infatti nella prima strofa descrivo una scia di seghe mentali negative dirette verso il basso , ma alla fine della strofa riprendo tutto dicendo “la mente matura quando smetti con le seghe mentali”, e questo indica di voler migliorare la propria posizione. “…lascia che il vuoto diventi un’attrazione” è meglio lasciarsi andare, guardando sempre avanti e restando concentrati ed essere sciolti il più possibile, è una raccomandazione che facciamo a noi stessi e a chi condivide tutto ciò.
Traspare molta conoscenza musicale e desiderio di contaminazione tra un pezzo ed un altro, ascoltandovi. Com’è stata la vostra adolescenza musicale?
T. Ha visto alti e bassi, all’inizio ascoltavo un po’ tutto quello che ascoltavano i miei coetanei, poi sono passato a interi pomeriggi ascoltando Battisti e De Andrè e poi il rap. Riguardo alla conoscenza musicale ammetto che è molto limitata, però è forte la voglia di scoprire e sapere.
Quanto amore (o imprudenza) c’è nello scegliere di fare della musica il proprio lavoro, ci raccontate il vostro primo ricordo legato al mondo della musica?
T. Sicuramente c’è molto amore per se stessi, perché nel momento in cui scegli di fare della musica il tuo lavoro punti tutto su te stesso e le tue capacità, è una grande prova di fiducia. Il primo contatto che ora ricordo, risale al 2006 quando registrai il mio primo demo e lo portai da due ragazzi del mio stesso paese (Carmine e Angelo) che facevano musica gia da un po’, in quell’occasione iniziai a capire alcune cose.
S. Quando salì per la prima volta sul palco, avevo 15 anni ero con degli amici di Toritto e mio fratello... non sapevo minimamente come comportarmi, chiusi gli occhi e attaccai la strofa... ricordo soltanto che fu bellissimo.
Dj Argento, punto di riferimento dell'Hip-Hop pugliese, si è occupato del missaggio di Emicrania, com’è nata questa importante collaborazione?
T. E’ molto importante che un disco suoni bene, che spacchi le casse! Siamo stati noi che abbiamo deciso di affidarci a Dj Argento e alle sue macchine perché volevamo che il disco rendesse il più possibile. Lavorare con lui è stato molto motivante, abbiamo imparato davvero tanto.
Un progetto musicale non è fatto solo di esibizioni, interviste, sound-check, etc. etc. e può trasformarsi in un’occasione per conoscere persone, fare delle incursioni in realtà magari prima non considerate: cosa vi ha portato “Emicrania”, ad oggi cosa vi ha lasciato?
T. Questo progetto, dalla lavorazione all’uscita, ha reso ancora più chiare ed evidenti alcune parti di noi stessi permettendoci quindi di crescere; ci ha dato una maggiore consapevolezza che c’è ancora moltissimo da imparare e migliorare.
S. Capisci davvero cosa significa e cosa vuol dire fare un disco, per noi è aumentato il rispetto e la stima nei confronti di chi stampa i propri dischi e ci crede, ci ha creduto e soprattutto ci mette amore; poi con il tempo incominci a capire cosa significa veramente fare un live, perchè seconde me quando sei su un palco ti rendi conto di tutto, osservando quello che c’è fuori e dentro di te, tutto quello che hai fatto si riscontra li. E come dice Tenko abbiamo acquisito molta consapevolezza e quindi c’è ancora molto da imparare.
Parole chiave: Tenko, Scriba, Emicrania, Toritto, Hip Hop
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