Il giovane Pasquale Ancona ha combattuto l'alieno per poi sconfiggerlo, senza farsi corrodere dal movente del suo atterraggio. Ha combattuto e basta, non rinnegando la sua voglia di vivere
Capita a tutti di intavolare chiacchierate sul senso della vita e su quelle, ahinoi, della morte. Il desiderio di risolvere il rompicapo vive e si alimenta da millenni, sin da quando l'uomo delle caverne, tra una battuta di caccia e l'altra, seguitava ad alzare il capo per scorgere nella sua bellezza il cielo stellato (alzi la mano chi si concede la visione di questo spettacolo; scommetto che siamo diventati pochini). Il mistero, naturalmente, s'infittiva. C'è da credere che, alla vista di quel panorama, anche i nostri antenati quadrupedi si concedevano sospiri di smarrimento, incredulità, stupore. E terrore. Giù con gli interrogativi: come? chi? dove? quando? perché? A tutt'oggi, l'enigma è ancora irrisolto. Gli stati d'animo non sono cambiati. E le risposte non sono più esaustive rispetto a quelle di allora; non solo, ma si profilano stringate e includenti come le domande. Alla causa della verità, possiamo accontentarci di sfornare dalla fornace mistica solo tre interiezioni banali, benché indicative. Eccole: bah, mah, boh. Ripeto, accontentiamoci.
Di solito, quando un individuo subisce dal fato una grave ingiustizia, è portato a incrementare dentro di sé queste domande ancestrali, suggellate da un approccio egoistico. “Perché proprio a me, e non a lui? Che ti ho fatto per meritarmi questa sciagura?”. Ma per Pasquale, non è stato così. “La vita è già strana. E' una cosa inutile chiedersi il perché di certi avvenimenti. Non me la sono presa con Dio, ma neanche con la malattia. Volevo e voglio solo vivere”.
Sto parlando al telefono con una ragazzo di Fasano. Si chiama Pasquale Ancona, 18 anni, provetto liceale (ha la media del 9: complimenti). Scruto in lui una grande voglia di vivere, di combattere, sebbene tediato dall'età di 14 anni da una malattia mostruosa come il cancro, terminata due anni dopo. La mitica Oriana Fallaci osava paragonare questo male, di cui è stata vittima, ad un alieno. “Devo dire grazie al mio carattere solare se ho avuto la forza di combattere questa sciagura. Certo, avevo paura di rimanere da solo; per fortuna i miei amici non mi hanno voltato le spalle”. In effetti la sua solarità è invidiante. “E' vero, son state tante le privazioni. Ma questa brutta esperienza mi ha fatto apprezzare anche i più piccoli frangenti di vita quotidiana. La sofferenza mi è stata d'aiuto”.
Mi parla del suo libro scritto a quattro mani con la sua amica di vecchia data. “Nel 2010 la mia professoressa mi portò un quaderno e una penna. Voleva che io scrivessi un libro. In quel momento mi sembrava una blasfemia. Tutti m'invogliavano, ma non volevo saperne. Poi, grazie alle insistenze di una grande amica, Vittoria Olive, mi son deciso ad imbattermi nella stesura del libro. Una volta stampato, abbiamo deciso di pubblicarlo. Si chiama “I miei pensieri fanno chiasso”. In questo libro sono racchiuse tutte le mie emozioni e speranze”.
Gli domando qual è la sua massima ambizione. “Prima di tutto vorrei iscrivermi all'Università, alla facoltà di Lettere e Filosofia. Vorrei diventare un giornalista”. Qua la mano, Pasquale, siamo in due.
Parole chiave: malattia tumore
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