Le più rosee delle previsioni li vedeva in piazza fino a martedì e, per dirla tutta, anche qualcuno dei più “indignati” aveva avanzato la proposta di accamparsi. Erano le 3 del mattino del 13 maggio e due ore dopo la polizia avrebbe sgomberato Puerta del Sol. Ogni indignados verrà preso con la forza e mandato a dormire nel propri letto. Gli indignados risponderanno con la resistenza passiva e i poliziotti, a loro volta, a suon di strattoni, prendendo fra le mani anche qualche giornalista.
Scene già viste. Il giorno prima veniva, infatti, sgomberata Plaza Cataluna a Barcellona, ma qualcuno degli oratori, sabato, era convinto che a Madrid questo si poteva evitare. Impossibile non pensarlo. La piazza era gremita di migliaia di persone. Le forze di polizia schierate a pochi passi, davanti al Palazzo della Repubblica, sembravano davvero esigue. L’oratore urla: “questa città è nostra. Madrid è un punto nevralgico. Io propongo di accamparci qui stanotte”. Ma le mani ad agitarsi in aria, in segno di approvazione, rientrano nell’ordine della decina.
Che sia stato un cattivo presagio o meno, dopo il violento sgombero di quella notte, gli Indignados la sera dopo e il giorno a seguire, 15 maggio, festa del santo patrono di Madrid e “anniversario” del movimento, siamo ancora in Puerta del Sol.
Non è testardaggine. A spiegarne le ragioni è la frase di una donna dell’assemblea: “La piazza è solo un mezzo”.
Il movimento 15M, non vive per un solo giorno all’anno, ma tutt’al più si manifesta in quel giorno. Come sottolinea un indignado “non voglio una data, che sia oggi domani o il giorno dopo ancora. Il 15M deve scioperare ogni giorno”. Questo è il lavoro che da un anno porta avanti il 15M, dando vita ad associazioni e rinvigorendo quelle già esistenti, creando assemblee nei quartieri e lavorando per la creazione di una coscienza critica al fianco non solo dei giovani, ma delle famiglie e degli anziani. Anche loro scendono in piazza in questi giorni, sfidando i quaranta gradi emanati dall’asfalto di Puerta del Sol.
Un movimento, quindi, partecipato, quanto indefinito. Emblematico quanto afferma un uomo durante l’assemblea del 12 maggio: “Siamo stati la terza forza elettorale del Paese: quella dell’astensionismo. Ma dove era tutta questa gente durante le elezioni. Dobbiamo liberarci di questo governo oligarchico e borghese”. Potrebbe sembrare un discorso contraddittorio, ma assume una sua dimensione se si pensa che il movimento non ha bandiere o partiti al proprio interno. Non indica se o chi votare. Il fine è quello di cambiare le cose partendo dal basso, attraverso processi decisionali orizzontali, e dall’esterno, perché come chiarisce un’altra voce di questa oceanica assemblea: “Ci chiedono perché non costituiamo un partito. Perché questo movimento non sarà mai un partito. Vorrebbe dire sporcarci le mani giocando al loro gioco”.
Alla fine dell’Assemblea il 15M festeggia il suo anno di vita, nello stile più gioioso e instancabile che contraddistingue i madrileni. Alle 3.30 del mattino del 16 maggio l’elicottero della polizia continua a girare nel cielo di Madrid: gli indignados sono ancora in Puerta del Sol.