di Antonio Bucci
Bari – Susanna Camusso non c’è al convegno della Cgil sulle politiche di coesione ed il Mezzogiorno, è bloccata a Modena fanno sapere dal suo entourage. L’attacco frontale giunto da Viale dell’Astronomia, però, non può rimanere senza risposta: “Nessun sindacalista si sarebbe permesso di usare con Confindustria i toni che la Marcegaglia usa con i sindacati”. È Guglielmo Epifani, ex numero uno della Cgil ed ora presidente dell’associazione “Bruno Trentin” a vibrare il colpo. “Occorre rispettare sempre l'interlocutore perchè è segno di civiltà di rapporti”, precisa, prima che anche il vice dell’improvvida Emma, Bombassei, derubrichi a “passo falso” l’esternazione sulla difesa da parte dei sindacati di ladri e assenteisti cronici.
Tutto rientrato? Non proprio: mentre anche il Ministro Fornero, sulla riforma del mercato del lavoro fa proprio il mantra del Premier, “andremo avanti anche senza l’intesa” ed incassa l’apertura del Pd di Bersani, Epifani mette in guardia: “Non abbiamo bisogno di fare la guerra al governo Monti ma non si può pensare che si attacchino diritti fondamentali senza motivo'”, poi specifica: “Chi pensa che la Cig possa finire mentre la crisi non è finita condanna molti alla disoccupazione”, prima di capitolare in un “il vecchio Governo, però, ci avrebbe precipitati in una crisi irrisolvibile”.
E dopo il via libera dell’Eurogruppo agli aiuti ad Atene per un prestito di 130 miliardi, a patto che però vari un fondo di garanzia e si impegni a portare il debito da 160% a 120% del Pil entro il 2020, c’è spazio anche per la questione greca, proprio dopo che gli Olandesi ne avevano invocato il commissariamento: “La Grecia la si poteva salvare molto prima e spendendo molto meno, una ristrutturazione del debito costava 150 miliardi, non troppi. Ma se si lascia sola una moneta, con una Banca centrale in cui i singoli Paesi rispondono ai propri abitanti singolarmente e non all’intera comunità europea non si può evitare la crisi”. Un macro problema di sistema, quindi.
Anche restringendo nuovamente gli orizzonti alla politica nazionale la questione resta tale: “Non basta la politica, serve una visione del Paese”, risolve Gianfranco Viesti, presidente della Fiera del Levante. E non basta sul capitolo treni, con “Ferrovie dello Stato” che “non risponde più a nessuno”, a prescindere dall’appartenenza politica; e non basta per l’Università, con i fondi Fas “stanziati per strutture morenti” quando ci sarebbe bisogno di regole di premialità. Così come “è inutile costruire asili rischiando che rimangano vuoti quando si azzerano i fondi per le politiche sociali”.
A rincarare la dose ci pensa il Presidente Vendola, per il quale “i soldi di Bruxelles sono serviti a sostituire i mancati trasferimenti dello Stato”, con l’impressione che “la politica industriale non avesse luogo per precisa scelta politica”. E sull’articolo 18 rispolvera la proposta di “estenderlo a tutti i lavoratori a tutte le lavoratrici, come avevano chiesto alcuni milioni di italiani in un referendum che non raggiunse il quorum”.
“L’Articolo 18 non è il nodo centrale, ci sono altri problemi di carattere generale da affrontare”, ammoniva da Bankitalia Fabrizio Saccomanni. Per tutti gli altri, l’appuntamento tra Governo e parti sociali è per il 1 marzo.
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