BARI - «Togli il laccetto rosso. No, la sicurezza li vuole vedere per riconoscerci!»;«I vostri qui non ci stanno aiutando. Uno è venuto con sei persone e non le ho fatte entrare...»;«Chi fa foto e riprese in questo cerchio, gli altri colleghi intorno». Già da prima dell'inizio dell'evento si capisce che il clima è molto particolare. Il dispiegamento di forze, legato alla sicurezza del protagonista della serata, ha portato alla chiusura della Feltrinelli di via Melo per un paio d'ore, portando persino i suoi dipendenti fuori dalla struttura. Poi l'ingresso della gente, alla spicciolata, costringendo tanti fuori dalle porte, con l'isolato chiuso al traffico e un maxischermo a permettere a tutti di gustarsi l'incontro barese. La libreria è gremita.
Le prime note del brano di Paolo Conte, tema della trasmissione con Fabio Fazio, risuonano nelle casse. Le istruzioni sull'incontro, che «andrà bene se rispetteremo un ordine elvetico». I ringraziamenti dell'editore Carlo Feltrinelli e finalmente arriva la star. Sì, Roberto Saviano è un ragazzo certo più adulto dei suoi 31 anni e mezzo, ed è accolto da un'ovazione degna di Bono Vox o di Leo Messi. Il pubblico freme, brandisce il nuovo libro dello scrittore casertano (“Vieni via con me”, ed. Feltrinelli) per raccontare otto storie d'Italia. L'età media è davvero bassa, un buon segno: tanti giovani hanno come modello un cronista campano diventato all'improvviso un simbolo di resistenza civile e di pericolo per le mafie, quelle che fanno paura davvero, tanto da costringerlo a una vita-bunker.Saviano è emozionato da quel calore, si schermisce, si tocca di continuo la sua testa lucida con uno dei suoi classici tic, è pronto. Un'altra tappa del suo tour “segreto” per le Feltrinelli d'Italia (la prima al Sud Italia) parte. «Con la trasmissione abbiamo messo in crisi e in dubbio il potere in modo trasversale, perché il potere ha paura quando diventi credibile e in tanti si identificano in ciò che racconti». Ecco il filo conduttore della tesi di Roberto Saviano: quell'«empatia» spesso citata, tra lettore/spettatore e narratore. «La paura delle mafie nasce quando la conoscenza è virale, quando passa di bocca in bocca. Non hanno paura di ciò che ho scritto, ma del fatto che tanti l'abbiano letto e lo conoscano».
Prima di ieri, mai una presentazione in una libreria meridionale, in questi luoghi, secondo lui, «pericolosi, perché la gente che approfondisce è difficile da condizionare». La magia della parola lo entusiasma. Gli esempi della poetessa russa Anna Achmàtova, della giornalista Anna Politkovskaja, del giudice Giovanni Falcone gli danno la possibilità di dimostrare che il poter “raccontare” sia il primo passo per “cambiare”, che universalizzare storie particolari (il caso della guerra in Cecenia) le rende patrimonio mondiale, che i dettagli, le quotidianità creano collegamento tra il protagonista e chi ne conosce le gesta.
Non eroi, concetto lontano dall'individuo qualunque, ma uomo comune, ordinario. «La quotidianità mette paura. Se “cosa nostra” diventa “di tutti” allora ha paura, perché non si può nascondere». Per Saviano non ci sono dubbi. Ancora, la “macchina del fango” che tende ad allineare tutti, per la vittoria del più furbo, è un concetto caro all'autore di “Gomorra”. «Siamo tutti la stessa shchifezza, così il fango colpisce chi fa più paura. È sempre così, e la storia lo dimostra. Non con falsità, ma con fatti verosimili che insinuano il sospetto verso chiunque incuta timore». Tutti i discorsi sui compensi di ospiti e conduttori del programma di Rai3 “Vieni via con me” sono stati funzionali allo screditamento e alla riduzione di interesse verso un prodotto che invece ha segnato una spaccatura clamorosa rispetto ai palinsesti della tv di Stato, solo in pochi altri casi all'altezza della sua funzione pedagogica. «La memoria è salva se ognuno di noi, ovunque, è capace di rispondere al fango dicendo “Non è vero!”». Un omaggio a Bari, alla Puglia e al Governatore Vendola, presente come semplice spettatore, chiude la serata. Ve lo proponiamo sotto forma di video. L'ormai classica lista di Saviano: per l'occasione, i dieci motivi per essere contento di stare in Puglia. Una lezione di Italia. E, forse, di vita.
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