Ieri mattina l'assemblea in sala consiliare al Comune di Bari con gli operai con le fascette in testa per ribadire l'orgoglio italico
NON FACCIAMO HARAKIRI L'ANNUNCIO SHOCK DELL'AZIENDA LA SETTIMANA DI PRESIDIO DELLA FABBRICA
Bari - "Questa vertenza non la chiuderemo se non con la salvezza della fabbrica". A parlare è Michele Emiliano nell'assemblea fiume che ieri mattina c'é stata nella sala consiliare del Comune di Bari per discutere della Bridgestone e dell'incontro in programma il 14 marzo a Roma con il board europeo dell'azienda: trecento tra operai e famigliari, tutti con addosso le tute con il bandone giallo e rosso pronti, alcuni, a lasciare l'aula per andare a lavorare nella zona industriale, in quella fabbrica che qualcuno, senza chiari motivi vuole chiudere. Hanno le fascette in testa, come i kamikaze giapponesi che andarono a bombardare Pearl Harbor, e si alternano al microfono per raccontare le emozioni di questi giorni, "perché non si dorme più e non vediamo i nostri figli" spiegano alcuni tra le lacrime. E la commozione é tanta quando a parlare é Rocco Rana, una laurea con lode in informatica e un impiego a tempo in un'azienda del barese. "Grazie ai sacrifici di mio padre ho potuto studiare, ma non si puo' tollerare che nel nostro Paese non si rispetti l'articolo 1 della Costituzione, il nostro Paese é fondato sul lavoro". Gli occhi degli operai sono lucidi ma c'é anche chi ricorda a tutti che non bisogna fare il funerale.
Gli operai della Bridgestone raccontano al Sindaco e ai sindacalisti presenti cosa é successo in questi anni in azienda, del record di 457mila copertoni prodotti in una settimana, del nuovo impianto di cogenerazione per risparmiar energia che dal 2004 al 2010 ha consentito un risparmio di 7,5 mila euro alla Bridgestone ogni giorno, dei 12 miliardi di lire investiti nel 1989 per migliorare gli impianti. Quel che non è chiaro soprattutto ai tecnici dell’azienda che si occupano dell’industrializzazione dei prodotti, la strana migrazione di stampi e prototipi ottimizzati nello stabilimento barese della Bridgestone e c’è anche chi ricorda che il Kaizen, speciale pneumatico ad alte prestazioni*, è nato a Bari e poi i giapponesi lo hanno rivenduto a peso d’oro.
Lavorare verso il nostro obiettivo attraverso una comunicazione efficace, lavoro di squadra e senso di appartenenza, è uno dei mantra dei Ceo della Bridgestone per l’annualità 2013: gli operai hanno mostrato questi cartelli e ricordato come l'azienda ha voluto comunicare la notizia dei licenziamenti tramite una video conference. Che ci sia qualcosa di strano in tutto questo l’ha ribadito anche Ettore Sbarra, l’avvocato lavorista che sarà il braccio destro di Nichi Vendola nella trattativa romana: “E’ presto per le lacrime, dobbiamo lavorare per questa vertenza anomala. La task force regionale si è occupata di situazioni di emergenza, dove c’erano già procedure di cassa integrazione in corso, ricerca e innovazione fanno già parte della Bridgestone ma allo stato dei fatti ci devono dire su cosa dobbiamo discutere, perché al momento non c’è nessuna ragione per chiudere la fabbrica”. Federico Pirro, storico dell’economia barese ha chiesto che ci sia la vigilanza da parte del commissario europeo per l’Industria, perché se si chiude Bari per strane logiche di concorrenza tra stabilimenti europei c’è da esaminare la politica degli incentivi UE: “Questa azienda ha avuto un fatturato di 513milioni di euro nel 2011, governo e regione possono incentivare come è successo per la Getrag ma nel rispetto delle regole europee. A Roma andranno anche i rappresentanti della provincia di Bari e Sergio Fanelli, assessore alla Risorse umane, ha ricordato che “qui dobbiamo lasciar perdere l’appartenenza politica, ci sono 4mila persone da difendere contro lo spettro del licenziamento, operai e famiglie oltre a tutti i lavoratori dell’indotto”. La Bridgestone è una fabbrica sentita come propria dalla città di Bari-Modugno, “è stata anche sponsor del Cus Bari e io non credo a quattro numeri messi in croce su un foglio excel possano far chiudere un'azienda. Ci sono operai che amano questa azienda – ha ricordato Emiliano – non sono raccomandati, sono assunti perché qualificati. Qui non facciamo piagnistei come vuol far credere qualche direttore di giornale con l’accento del nord ed ho capito che gli operai non vogliono occupare la fabbrica perché significherebbe interrompere il lavoro, e questo non lo vuole nessuno. Ma noi qui siamo disposti a tutto, non porteranno via neanche un bullone dalla Bridgestone; i giapponesi devono ricordarsi come andò a finire dopo Pearl Harbor e se sarà il caso io chiederò di incontrare l’ambasciatore giapponese”.
*ERRATA CORRIGE In realtà il Kaizen non è un pneumatico ad alte prestazioni ma è una parola giapponese che significa (più o meno) MIGLIORAMENTO CONTINUO.
Il Kaizen è una filosofia giapponese che può essere applicato ad ogni aspetto della vita e, a livello industriale, significa miglioramento continuo dei macchinari, dei prodotti, dei metodi di lavorazione ecc., che contraddistinguono le operazioni che normalmente si svolgono in fabbrica.
Oggi probabilmente ha inteso male, o forse si è espresso male il mio collega, ma quando parlava di esportazione di prototipi in tutto il mondo non intendeva riferirsi ad una copertura (è così che viene chiamata in gergo tecnico lo pneumatico) ma si riferiva ai miglioramenti apportati alle macchine, ai metodi di lavorazione, agli standard di sicurezza e così via.
F. Z. - Bridgestone Bari
Parole chiave: emiliano, sbarra, bridgestone, giappone, pearl harbor, kamikaze, licenziamento, fanelli, paura
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