Bari - «Lo dico a scanso di equivoci: nella
riqualificazione del Margherita,
la Lum e i De Gennaro non c'entrano una
beneamata "pippa"». L'ospite d'onore della serata Michele Emiliano non poteva che infarcire il suo personale bilancio sulla cultura a Bari con il suo tipico linguaggio accalorato. Ma nel quarto
appuntamento dell'associazione culturale
Bari Partecipa, i protagonisti
sono stati diversi temi, singoli tasselli del quadro culturale pugliese:
da quello degli spazi, al collegamento con l'istruzione, fino al valore
del contratto etico proposto dalla Regione ai giovani in formazione. "La cultura? È un'altra cosa", titolo dell'evento, fa tornare alla mente il
Pinuccio Tatarella di Toti e Tata: come dire, valorizzare
creatività ed eccellenze, ma dal cuore verace. Ma è pure un modo per esorcizzare la figura dell'onorevole missino che propose di celebrare il 25 aprile con la festa per il Natale di Bari anziché come Festa di liberazione.
Gli organizzatori sono partiti dal «sedimento del
populismo culturale e i tagli a scuola e università», figli del berlusconismo, portatore di «
egemonia sotto-culturale su modelli di consumismo culturale di corto respiro, eminentemente estetico». Nel
documento di presentazione si pongono molti punti: l'interazione tra gli Enti, non sempre sufficiente; «l'emorragia di capitale giovane umano e preparato»; la dichiarata «miopia» del contratto etico regionale che fa la fortuna, di fatto, di imprese e università estere e di fuori Puglia, i cui fondi potrebbero essere utilizzati per favorire master e formazione di alto livello nel nostro territorio e attirare così nuovi studenti; l'interazione dell'Università alla ricerca di nuovi spazi; e la scommessa di
Bari capitale europea della cultura per il 2019, «perché nelle altre nazioni si è dimostrato che ci si candida non per quello che la città è, ma per quello che può diventare».
I relatori hanno portato all'assemblea il loro punto di vista che abbiamo riportato col consueto liveblogging su twitter (canale gobarinews) con l'hashtag #baripartecipa. Silvia
Godelli, assessore alle politiche culturali della Regione, e Alba
Sasso, sua collega per l'istruzione, hanno ricordato che la politica dell'Ente da loro rappresentato è stata più organizzativa e manageriale che fatta di iniziative. «Abbiamo permesso ai soggetti artistici di esprimersi - ha rivendicato la Godelli - perché
non credo che debba essere l'ente pubblico a dover agire direttamente. Deve mettere invece gli artisti nelle condizioni giuste, con fecondazione culturale, creazione di possibilità e supporto professionalizzazione, nonostante l'attuale periodo di autentica
decadenza». Sulla stessa lunghezza d'onda la Sasso, secondo cui cultura e istruzione vanno di pari passo e le azioni portate avanti stanno dimostrando che sollecitare allo studio fin dall'infanzia è un metodo ideale per colmare qualsiasi gap. Per Oscar
Iarussi, presidente di Apulia Film Commission, e Giancarlo
Di Paola del club della cultura di Confindustria e della Camera di commercio per la promozione all'estero, «parlare di cultura è come cercare di disinnescare una bomba,
how to disarm an atomic bomb, per cui se si taglia il filo sbagliato si salta per aria». Hanno raccontato di una Puglia di fermenti ed esperienze positive, in cui anche prima della riapertura del Petruzzelli la vita della città di Bari ha portato ai cambi racchiusi nella "primavera pugliese" di sette anni fa.
È toccato a Michele Emiliano chiudere l'appuntamento a modo suo, invitando al «rischio» per riuscire nel campo culturale ed annunciando un sodalizio con
Nicola Conte, musicista e dj acid jazz di livello internazionale e barese di nascita, pronto ad assumersi la responsabilità di una programmazione da far orbitare attorno al Petruzzelli. Nella Bari delle contraddizioni, senza assessore alla cultura, in cui
i teatri chiudono (Kursaal e Piccinni) o stentano ad aprire (auditorium Nino Rota), a sentire il sindaco le idee non sono mancate e gli investimenti sono stati ingenti. «Se la fondazione Petruzzelli acquistasse il Kursaal, una volta completati i lavori all'auditorium e riconsegnato il Piccinni come teatro stabile alla città, il politeama potrebbe essere reinventato nella sua essenza. Ricordiamoci che oggi il Petruzzelli è un'autentica impresa, prima acquistava solo spettacoli, mentre oggi li produce completamente. E con tre teatri messi a regime, il Margherita potrebbe essere destinato a un progetto per esposizioni visive, anche con collezioni di privati».
A Bari, terra di strutture distrutte e ricostruite e al tempo stesso di fenomeni alla
Pinuccio (alias Alessio Giannone che ha regalato a Bari Partecipa un video esclusivo dei suoi), non ci si rassegna al pessimo adagio secondo cui la cultura non dà da mangiare.