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venerdì, 30 dicembre 2011 ore 00:01
Addio pubblicisti, Laforgia: "Necessario inserirli nella professione"
Il presidente pugliese dell'Ordine dei giornalisti: "Temo che questa liberalizzazione aumenti il divario tra garantiti e precari" 
di Antonio Scotti

Non basterà la consegna “ad honorem” del tesserino da pubblicista per convincere Mario Monti a fermare la riforma delle professione di giornalista. Secondo una norma contenuta nella “manovra Salva Italia”, da 13 agosto dell’anno prossimo, l’albo dei giornalisti pubblicisti potrebbe infatti essere abolito, con buona pace di quanti (circa 80mila in Italia) hanno dovuto faticare due anni all’interno di una redazione prima di ottenere l’agognato riconoscimento. 

Leggendo il comma 5 dell'art 3 del decreto legislativo 138/2011, si comprende come l'accesso a tutte le professioni intellettuali sia vincolato al superamento dell'esame di Stato previsto dalla Costituzione. Ciò significa che, a partire dal 13 agosto, chi non avrà conseguito il praticantato e sostenuto l’esame per passare dall’albo dei pubblicisti a quello dei professionisti non potrà più svolgere il suo lavoro senza ricevere una denuncia per esercizio abusivo della professione. In queste ore si sta pensando ad una sorta di sanatoria per permettere a chi ha già ottenuto il titolo di pubblicista di poter confluire in un elenco ad esaurimento che permetterebbe il passaggio da pubblicista a professionista. 

Il Consiglio nazionale dell’Ordine ha istituito una commissione per mettere a punto una serie di proposte di modifica da sottoporre al governo Monti”, afferma il presidente dell’Ordine dei giornalisti di Puglia, Paola Laforgia. “Personalmente - continua -  mi auguro si possano creare le condizioni per un passaggio graduale alla nuova normativa, consentendo ai tanti pubblicisti che reggono l’attività dei giornali di  entrare nel recinto della professione senza alcuna esclusione. Il come si deciderà, ma l’importante è continuare a valorizzare questo enorme patrimonio umano e lavorativo”.

Oggi per poter ricevere un contratto di lavoro giornalistico occorre essere iscritti all'Ordine. Spesso gli editori evitano di concedere il praticantato (i 18 mesi necessari per accedere all’esame di Stato che abilita all’albo dei professionisti, ndr) per evitare di sobbarcarsi un aggravio economico e preferendo mantenere il giornalista allo status di pubblicista.  
La liberalizzazione della professione, così come immaginata nella nuova normativa, non sembra in grado di offrire un allargamento delle possibilità lavorative. Né tantomeno di proteggere quanti attendono da tempo un contratto. “Questa rappresenta la mia principale preoccupazione – afferma Laforgia – perché temo un ulteriore abbassamento delle retribuzioni e una spaccatura sempre più profonda tra quanti hanno la possibilità di essere garantiti da norme contrattuali rigorose e il precariato senza tutele”. “Purtroppo oggi – conclude il presidente dell’Ordine – nel mondo del giornalismo il lavoro nero  è uguale a quello presente in altri settori e di questo dovremmo essere tutti preoccupati”. 

Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate

 

Parole chiave: Monti, Laforgia, Ordine, giornalisti, pubblicisti

 

   

 






 

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