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venerdì, 20 gennaio 2012 ore 02:51
Sopa, il web si veste a lutto. Chiuso intanto Megavideo
Grido di protesta da parte del mondo della rete, in sciopero per la proposta di legge contro la pirateria americana. La chiusura del sito Megaupload nel frattempo, scatena un gruppo di hackers
di Stefania D'amore

La rete si mostra unita più che mai nella contestazione della legge contro la pirateria americana, trovando due testimoni di eccezione in siti come Wikipedia, che decide di vestirsi di nero (citando l'iniziativa di Wikipedia Italia contro la delibera Agcom) e Wordpress.org. La Camera discuterà la proposta di legge a febbraio, mentre in Senato sbarca il decreto "gemello" del SOPA (Stop Online Piracy Act)PIPA (Protect IP Act).

Decisa la reazione del Presidente degli Stati Uniti d'America Obama, dalla parte del mondo della rete, il quale ha già anticipato la possibilità di oppore il veto: "Noi non supporteremo una legge che riduce la libertà d'espressione, aumenta il rischio di attacchi informatici e mina le basi della forza dinamica e innovativa di internet".

 

La proposta del black-out girata nella giornata di oggi tra i vari siti, dai più piccoli ai più grandi, aveva l'evidente ambizione di scatenare un'autoanalisi critica da parte dei deputati, sperando di influenzare il voto del decreto: l'aggregatore di notizie Reddit, l'Huffington Post, Google, Mozilla.org e Mozilla.com hanno invitato i lettori ad agire contro il Sopa e a far circolare quante più petizioni possibili. #SOPAblackout si è da subito confermata essere hashtag del giorno e trending topic globale, nonostante Twitter avesse deciso di non aderire alla manifestazione.

Possibile adirittura, agire nel proprio piccolo: grazie a dei plug-in per Wordpress e Joomla, è stato possibile vestire di nero il proprio blog. Visitatissime inoltre, le pagine del sito web SopaStrike.com, create per chiunque voglia informarsi relativamente ai pericoli di SOPA e PIPA.

 

Un segnale di forza eppure, è giunto oggi dal Dipartimento della Giustizia americano: chiusi il sito Megaupload.com e Megavideo.com, ottenendo l'arresto del fondatore Kim Schmitz e di altre tre persone. Due tra gli archivi più noti di film, serie televisive, cartoni animati, musica e software, pubblicati alle volte senza autorizzazione e per i quali, il danno procurato in mancati profitti ai detentori del copyright, sarebbe di più di 500 milioni di dollari. Cifra per la quale risulta essere impossibile, non manifestare un dubbio sul come possa essere stata calcolata e con quali basi di certezza, quali garanzie.

 

Quasi immediata la risposta degli hackers i quali, attraverso l'operazione "OpenMegaUpload" e la firma "Anonymous" hanno temporaneamente bloccato l'accesso ai siti del dipartimento di Giustizia statunitense, FBI, della Warner, della casa discografica Universal, della Recording Industry Association of America (Riaa) e della Motion Picture Association of America (Mpaa). In un comunicato pubblicato poco prima della chiusura, Megaupload dichiarava: "La stragrande maggioranza del traffico generato dal sito è legale. Siamo qui per restare".

 

Una (dis)avventura informatica che, certamente, segna con oggi un'importante pagina nella comunicazione collettiva e globale: il sapere deve rimanere fonte accessibile ed immediata per tutti. Fine del momento d'oro della condivisione virtuale? Non proprio, perchè con il popolo del web, e non solo, non si scherza più: piattaforme come Facebook e Twitter hanno dimostrato come sia impossibile controllare la velocità di movimento di una notizia, come la sua forma ed il suo contenuto, capace di plasmare l'opinione comune. La quale, nel bene o nel male, si conferma essere per il libero arbitrio.

 

Almeno su Internet.

Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate

 

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