Continua il braccio di ferro tra alcuni rappresentanti della classe politica, l'FBI e siti come MegaUpload e Megavideo, portatori sani di un valore simbolico evidente. Ultimo atto visto da molti, come una vera e propria dimostrazione di forza, in risposta alla protesta contro SOPA messa in atto da alcuni tra i più grandi rappresentanti dell'informazione e condivisione del web (due su tutti, Wikipedia e Google).
Dalla parte di Megaupload il Partito dei Pirati svedese, che rivendica la DMCA (Digital Millennium Copyright Act).
Kim Dotcom, il tedesco 37enne fondatore di MegaUpolad, è stato nel frattempo accusato di associazione a delinquere, riciclaggio di denaro e violazione di proprietà intellettuale. Tutto questo, mentre ormai il sito pare essere stato "definitivamente" chiuso, al contrario di altri costretti alla chiusura o al cambio radicale dei contenuti, in seguito solo a regolari sentenze (eDonkey e Grokster, ad esempio).
Aggiornamenti dell'ultima ora parlano di un prevedibile effetto domino: hanno chiuso il proprio sito, infatti, videobb, fileserve e filesonic.
In molti stanno seguendo la vicenda, come si trattasse della radiocronaca dell'ennesimo spot contro la pirateria o il capriccio di un gruppo di geek, in maniera divertita o del tutto indifferente. Eppure, quanto sta accadendo dimostra la portata di Internet e di come un flusso di utenti ed informazioni possano smuovere ben più di un qualcosa dal basso: innanzi alle decisioni della politica (e delle lobby) le persone si informano e formano un punto di vista, critico ed attivo, capace di opporsi.
Il motto di Anonymous è "United as one, divided by zero" ("Uniti siamo una cosa sola, nulla può dividerci"): parole che sanno di demagogia, ma che nella loro breve semplicità parlano "allo stomaco delle persone" e ne raccontano la volontà. Una volontà fino ad oggi considerata astratta, non traducibile in cifre e quindi, inesistente.
La risposta del gruppo di hackers Anonymous ad importanti portali in rete, come quello di UniversalMusic, SonyMusic, del governo americano, del governo francese e di Hadopi parlano invece di una parte sociale viva e reattiva, quantificabile e preparata.
Nel frattempo in Italia, c'è chi guarda la proposta SOPA e PIPA con tale ammirazione da proporne una, a tratti simile: il deputato della Lega Nord, Giovanni Fava, ha presentato e fatto approvare un emendamento alla Legge comunitaria, da lunedì all'esame della Camera. Il provvedimento prevede che "qualunque soggetto interessato" e non più solo l'autorità giudiziaria o amministrativa, "possa chiedere ad un fornitore di servizi Internet di rimuovere contenuti pubblicati online e ritenuti illeciti dal soggetto richiedente". Apriti cielo.
Solo un magistrato, fino ad oggi, aveva l'autorità di esprimersi e chiudere un contenuto online: siti come Google, Youtube e Facebook sarebbero, se la nuova legge passasse alla camera, fortemente a rischio. A quel punto, dove andrebbe a finire la direttiva europea sul commercio elettronico, che richiede la "neutralità" del provider? Prevedibile il pericolo inoltre, di andare incontro a censure arbitrarie.
Nuovi capitoli, medesima storia: la rete spaventa sì, ma una rete senza bavaglio terrorizza più di qualcuno.
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