di Giuseppe Milano
Bari - 178 programmi di riqualificazione e di rigenerazione attivati negli ultimi quattro anni. 465 interventi (170 sono i cantieri in corso, 45 quelli conclusi e 190 i disciplinari già sottoscritti) orientati a ridisegnare, in chiave ecologica, lo skyline di quasi 220 comuni pugliesi per i quali si investirà un importo totale di circa 318 milioni di euro. Sono queste le stime principali dello studio “La Rigenerazione urbana in Puglia: stato di attuazione e iniziative in programma” che è stato presentato, in conferenza stampa, da Angela Barbanente, Assessore regionale all'Urbanistica, e Luigi Perrone, Presidente dell'Anci Puglia, per fare il punto della situazione sulla rigenerazione urbana nella nostra regione.
I concetti chiave sui quali la Regione ha investito sono stati: “Integrazione; Partecipazione; Interazione (tra pubblico e privato nelle varie fasi progettuali ed attuative); Sostenibilità ambientale”. E con queste premesse furono attivati i Programmi Integrati di Riqualificazione delle Periferie, i Pirp, per mezzo dei quali, sulla base delle risorse disponibili, si è provveduto (e si sta provvedendo ancora) a rigenerare le aree più compromesse e degradate non soltanto dal punto di vista morfologico o funzionale, ma anche sociale e culturale. L'iniziativa da straordinaria – dice Angela Barbanente – deve diventare ordinaria perché la qualità urbana non può ottenersi con l'improvvisazione: deve essere progettata. I pilastri di questa rivoluzione non soltanto normativa-procedurale, ma anche culturale e sociale, sono le due leggi regionali nr. 13/2008 (“Norme sull'Abitare sostenibile”) e la nr. 21/2008 (“Norme sulla Rigenerazione urbana”).
Il secondo provvedimento, in particolare, ha l'obiettivo di trasferire la filosofia del recupero architettonico e della riqualificazione urbana di tutte quelle aree che sono state e sono ancora in parte abbandonate, come le periferie o i centri storici, con l'intento di ricucire i territori, secondo una visione integrata e sistemica, feriti per decenni da processi speculativi volti all'espansione sregolata. La multidisciplinarietà – propria di un approccio integrato e sistemico – con la capacità di saper dinamicamente interpretare e decodificare i fenomeni urbani in continuo divenire che rendono le nostre città sistemi complessi, è oggi l'obiettivo indispensabile che gli enti locali (per i cui tecnici comunali la Regione e l'Anci hanno organizzato percorsi di formazione e di aggiornamento) devono raggiungere declinando localmente queste norme regionali ed operando, laddove possibile, con i comuni limitrofi per ottenere finanziamenti che possano essere impiegati per erogare servizi comuni. L'urgenza di muovere strategicamente risorse, volte a restituire una dignità urbana a luoghi degradati fisicamente e socialmente, è al centro della riflessione di Luigi Perrone, Presidente dell'Anci Puglia, per il quale anche il Patto di stabilità, oltre alla crisi economica e finanziaria, sta danneggiando le amministrazioni più virtuose, impossibilitate a spendere i fondi che hanno in cassa per le imposizioni severe del patto medesimo.
Si cerca, pertanto, con l'aiuto della Regione, di sviluppare i Piani integrati di sviluppo territoriale (oltre a quelli di sviluppo urbano dedicato alle città medio-grandi nelle quali l'obiettivo è ridurre l'espansione urbana) attraverso i quali si punta a rafforzare i sistemi di connessione funzionale soprattutto dei centri urbani dimensionalmente più piccoli che – come ha osservato il Presidente dell'Anci Puglia – mediante un'accurata programmazione potrebbero giovarsene anche turisticamente, con la valorizzazione del patrimonio naturalistico e storico-culturale.
Dalla consistenza delle risorse e delle attività messe in campo emerge chiaramente il modello verso cui tende la nostra Regione: avere un territorio dove le risorse naturali, paesaggistiche e storiche siano tutelate e valorizzate – poiché è possibile da una loro gestione virtuosa e sostenibile creare un ecoturismo di qualità e nuove possibilità di impiego – con le città che, risanate le ferite storiche dei centri storici e delle periferie degradate o abbandonate che hanno spinto a sregolate urbanizzazioni, devono diventare motori del progresso economico, culturale e sociale.
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