Il titolare del dicastero per la coesione territoriale incontra Confindustria per discutere di Puglia e sviluppo. E indica i veri motivi per i quali le imprese non investono
di Gianvito Rutigliano
Bari - La crisi c'è, la recessione pure (2% quest'anno, 1,6 la previsione per il prossimo), ma la Puglia regge e anzi presenta al Governo nazionali le sue eccellenze. Confindustria offre i propri dati al ministro per la coesione territoriale Fabrizio Barca, accorso per un giro "non casuale" nel tacco d'Italia. "Nell'ultimo anno i trend sono stati positivi per occupazione ed export - apre il presidente degli industriali regionali Michele Vinci - ma il PIL resta tra il 40 e il 60% delle zone più ricche del Paese". Nel descrivere alcuni dei progetti a cui la Puglia sta maggiormente lavorando, su tutte banda larga e ultralarga "su cui siamo già avanti", le richieste che giungono sono maggior impegno sui trasporti, attenzione all'alta velocità Bari-Napoli, garanzie economiche sui grandi lavori, proponendo pure la creazione di zone franche (aree geografiche da riqualificare grazie a sgravi fiscali e agevolazioni alle imprese) accanto al già previsto credito d'imposta. E per bocca del presidente Ance Salvatore Matarrese i datori rilanciano su fondi Fas, patto di stabilità ("il 60% dei Comuni sono bloccati da queste norme"), alleggerimento della legge sui lavori pubblici ed esclusione del cofinanziamento delle regioni per i fondi per le aree sottosviluppate, in modo da reinvestire quei danari.
"La Puglia presenta il paradosso di sembrare sempre lì lì per partire - secondo il ministro Barca - e oggi si trova a poter avviare un circolo virtuoso, per la sua voglia di rilanciarsi con una riforma della sanità e ricostruzione e inclusione sociale, accanto all'uso di tutte le risorse possibili e alla forte volontà delle classi dirigenti". Il componente del Governo Monti riconosce alla nostra regione una delle maggiori accelerazioni tra ottobre e dicembre, nonostante la condizione di sottosviluppo: "Le cifre indicano in alcune zone dei dati importanti, tante 'bandierine' che sono venuto ad osservare di persona. La sensazione è di vitalità nonostante la crisi". L'Italia punta a snellire la burocrazia ("siamo un Governo del fare") e si appresta a presentare con Gran Bretagna e Polonia una richiesta di semplificazione dei programmi operativi all'Europa, in modo da smontare uno i motivi che, secondo Barca, blocca le imprese da fare grandi investimenti nel Paese. Per il ministro, in risposta a chi gli chiedeva un commento sull'attuale tema dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori visto come presunto freno, i veri problemi sarebbero da imputarsi a: lentezza della giustizia civile, tempi lunghi di rientro del credito, qualità della sanità e delle scuole. E in vista della riprogrammazione delle spese per il piano di azione e coesione "la distanza tra Governo e Regioni è sempre minore". "Optiamo per scelte territoriali anziché diluire le risorse, - spiega ancora - concentrandole in aree che hanno già dato risultati e non in altre parti in cui non abbiamo investito ancora". Ancora: "Preferiamo servizi collettivi con i vostri investimenti privati a quelli pubblici, per formazione e commercializzazione" e "Riteniamo soddisfacenti gli interventi per l'imprenditoria giovanile di Paese e Regione, anticipando l'Europa, pur se oggi i risultati non sono ancora positivi". E sui trasporti richiesti "settimanalmente solleciteremo le autorizzazioni che mancano dopo Acerra per assicurare la Bari-Napoli: i finanziamenti ci sono già". Fino alla fine del mandato un ultimo scopo, per tutti quegli interventi ancora aperti: "chiudere tutte le cosiddette code".
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