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Editoriale
domenica, 8 luglio 2012 ore 03:06
L'egemonia culturale del Chiringuito

Ovvero: perché è così difficile schiodare i baresi dalle loro abitudini, nonostante le buone intenzioni. Forse.

Una piccola riflessione. Che andrebbe fatta e letta con le dita della mano avvolte attorno al collo di una birra gelata. Pagata un euro, un euro e cinquanta al massimo. Da bere rigorosamente di fronte al mare. Anzi, no, proprio 'n gann a mar', alla ricerca di un po' di fresco che spezzi l'afa luciferina dei 30 gradi serali.

Ecco il quadro dello status symbol estivo: la birra al Chiringuito. O sul molo San Nicola. O, meglio, n-dèrr' a la lanze (grafìa rigorosamente verificata su «Il Dialetto di Bari» di Felice Giovine, ed. Laterza, 2005).

Non chiedete al barese di rinunciare alla sua dose settimanale, ripetuta anche tre o quattro volte, nello stesso posto. E non c'è puzza di pesce e piscio che tenga, né autoctoni e stranieri assegnatari dalla mala della zona per gestire i parcheggi abusivi, tantomeno lo spettro dell'abitudine o della noia. Il barese deve stare lì.

Poco importa se, tutto intorno, la città con grande fatica tenti di cambiare, di creare situazioni alternative alla routine dell'amato nettare gustato di fronte al teatro Margherita. Per un Summer music village che per tanti fattori è un mezzo flop (scarsa comunicazione degli eventi, pagamento eccessivo in serate in cui le alternative gratuite non mancano, difficoltà a raggiungere la zona in un lungomare chiuso al traffico ma poco valorizzato) c'è qualcos'altro che si muove. Se un mercoledì alla spiaggia di Pane e Pomodoro la semplicità di qualche bancarella e un po' di buona musica diventano motivo di aggregazione di migliaia di ragazzi, significa che si sente la necessità di cambiare e che non ci vuole uno sforzo titanico.  E altre realtà simili si stanno affacciando con impegno, come al molo Sant'Antonio, in un progetto di rivalutazione immerso in una vista mozzafiato della città vecchia. Ma la platea rimane bloccata sui gradoni del molo San Nicola, senza tentare qualcosa di diverso.

Chiedere ad un barese di lasciare la macchina a qualche centinaia di metri rispetto alla propria meta è dura. Ma la missione culturale di questa città è prim'ancora psicologica e sociale. Le proposte cominciano a farsi variegate. Bisogna farsi coinvolgere, rinunciando alle proprie sicurezze e abitudini. Anche se valgono qualche euro e un tappo che vola via.

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Parole chiave: chiringuito, bari, domenicale

 






 

10.07.12 | 10:11

Sono due cose diverse. Una è il barese che vuole parcheggiare sotto al locale, una è il fatto che al barese piaccia il Chiringuito. Da combattere di sicuro la prima abitudine, ma va fatto con l'aiuto delle istituzioni (chiusura al traffico automobilistico, per esempio, con multe severe per chi trasgredisce)perchè la gente cambia abitudini (specie quelle cattive) solo se c'è da sborsare soldi o risparmiarne, no? Per quanto riguarda il Chiringuito come rito tutto barese, lo trovo bello. La gente sceglie quello che vuole, anche sulla base di una birra a prezzo popolare, e non vedo cosa ci sia di scandaloso se non vuole andare a farsi levare la camicia dai costosissimi baretti fighetti che si propone come alternativi e alla moda a certi luoghi "popolari" e sfigati. Facessero i prezzi più bassi...quello che cambia le abitudini delle persone è sempre e soltanto la cara vecchia "convenienza"...

di sansò piero

 

08.07.12 | 22:57

pressapochista e radical chic come articolo.Viva il Chiringuito o chi per lui, viva i luoghi contrapposti ai non-luoghi imposti di socializzazione, viva la socialità spontanea e genuina a cui basta una birra e 2 amici per passare la serata...Sono per una socialità sporca e godereccia, povera ma bella che non va stupidamente contrapposta a megaeventi pseudo-culturali.

di BiGi Bruna

 

08.07.12 | 18:18

io direi che questo è un articolo scritto da un barese medio invece,sempre pronto a criticare la scelta e la volontà altrui così,a prescindere. Un articolo che si risponde da solo; se l'attrattiva c'è e non viene comunicata a dovere,il barese stesso e ne fotte ed è ovvio che preferisce il luogo di svago solito. In secundis, se continua ad essere popolato incessantemente di gente,vuol dire che il Chiringuito riesce ad accomunare più volontà di stare insieme rispetto ad un Summer Village,che per carità,è un'idea che personalmente ho apprezzato moltissimo ma che mi ha lasciato con l'amaro in bocca soprattutto nello scoprire che per esempio propio la sera in cui si sarebbe dovuta esibire la compagnia della Notte della Taranta e Ludovico Einaudi,il tutto fosse a pagamento,a ben 15 euro! Taccagneria? No. Semplicemente il periodo che si vive non permette una spesa simile per un ragazzo di 20 anni come me,che ovviamente preferisce la spesa minima a quella eccessiva. Il Molo S.Antonio per adesso non sono ancora riuscito a visitarlo ma dalla musica che vi proveniva una sera non mi sono sentito affatto attratto. Avrò diritto di scegliere? Devo sottostare agli intrattenimenti imposti e scadenti o posso scegliere anche il solito ma un solito di cui mi fido?

di rivieccio fulvio

 

08.07.12 | 15:44

Il barese medio, il barese tipo... stereotipi a gogò! "chiedere a un barese..." luoghi comuni stupidi, insignificanti, autolesionistici. Che cavolo!

di De Giglio Nicola

 

08.07.12 | 13:07

purtroppo il barese medio è questo...uno schifo quel posto

di loiacono michele

 

 

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mercoledì 22 maggio 2013
















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