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Editoriale
sabato, 4 giugno 2011 ore 11:04
Le città visibili e le inconfessabili (invisibili) verità delle ultime amministrative

I facili entusiasmi e le tristi conseguenze di una stagione al tramonto

di Franco De Mario

Giorni fa, convalescente obbligato in casa, ho riscovato Le città Invisibili di Italo Calvino. Forse un desiderio inconscio, stante la forzata inattività nel periodi più tenace della campagna elettorale, di rileggere il contrappunto irrisolto tra città felice e città infelice, tra città dell’utopia e città infernale, nell’esito offerto dal giovane Marco Polo al Gran Kan:… “l’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà, se ce n’è uno e quello che è già qui’, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrine. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e sapere riconoscere che e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno e farlo durare e dargli spazio…”.

Oggi, a tornata elettorale conclusa, propendo verso un gesto premonitore del sussulto di ripensamenti e di giudizi ancora molto incerti, che nonostante la gravissima confusione di massa degli italiani, si è espresso con fortissima evidenza proprio in città grandi e maggiormente segnate dalla crisi economica e sociale.
Nelle aree più sensibili e decisive per il futuro del Paese, chi ha partecipato al voto ha detto che non  ne può più di questo stato di cose, esprimendo un giudizio politico di per sé  preciso e consistente.

E dunque spetta alla sana politica o a quello che ne è rimasto, comprendere cosa non è inferno in queste piazze infernali, leggendo tra i numeri delle schede l’esigenze di cambiamento e le necessità di radicali innovazioni sociali espresse tra domenica 15 maggio e lunedì 30 maggio 2011.
Primi segnali d’un giudizio politico coinvolgente sedici/venti anni di vita politica nazionale avvelenata da illusorie promesse di trasformazioni ed innovazioni, urlate, massivamente propagandate dai media e mai davvero compiute da un ascarismo politico di ritorno, facilitato da legislazioni elettorali che hanno frantumato il tessuto connettivo sociale e culturale dell’Italia, degenerato in localismi anti-istituzionali ed anti-unitari.
E’ il lento disvelarsi delle modalità con cui è stato attaccato e colpito il nostro popolo, da un ceto politico predatorio assai ignorante ma determinato,espressione della voglia di rivincita degli interessi di classe economici e di dominio politico della destra, sull’impianto democratico costituzionale antifascista, progressivo ed unitario italiano; è il riconoscersi collettivo nelle dannosissime conseguenze che ne sono derivate in ogni campo.
Va implodendo nei fatti e tra la gente, meno nella consapevolezza delle formazioni politiche, la contraddizione tra un sistema elettorale coattamente bipartitico e bipolare e l’azione della maggioranza al Governo proiettata alla divisione sostanzialmente secessionista tra aree forti ed aree deboli del Paese, sia nella dimensione geografica e territoriale, sia in quella sociale e reddituale dei concittadini.
Cresce l’inefficacia del corollario di demolizioni dei partiti e revisionismi ideologici e culturali, di inseguimenti bipolari e centristi e di “bollatura comunista”, che personalmente rivendico, di quanti, più tenaci nella difesa dei valori e dei principi di una testa un voto e dell’efficacia politica ed istituzionale d’ogni singolo voto, sono in favore di democrazia e partecipazione consapevole.
Alcuni dati, evincibili dalla comparazione dei risultati elettorali definitivi (fonte Ministero Interno) dei Comuni di Adelfia, Casamassima, Modugno, Noicattaro, Palo, Ruvo, Triggiano mi paiono assai significativi d’una situazione generale a noi più prossima.
A proposito di bipolarismo o bipartitismo, a contendersi il voto di 149.666 aventi diritto ad eleggere i 110 seggi consiliari,si sono proposte ben 45 liste così sommariamente distinte: 11 liste dei partiti nazionali; 5 liste di partiti regionali; 29 tra liste civiche e/o aggregazioni  provinciali e municipali.
Ha espresso voto in urna, al primo turno il 72,91% degli aventi diritto, ovvero 109.232 concittadini, ed al turno di ballottaggio su 90.859 aventi diritto il 57,1% pari a 51.883 elettori, comprendendo in questi un elevato numero di schede in urna che tra bianche, nulle ed annullate si attesta tra intorno al 3,5./. 4% delle schede.
Hanno eletto consiglieri soltanto 22 formazioni  distinguibili, da partiti nazionali: 26 del PD, 13 della PDL, 6 dell’UDC, 5 di SEL, 3 dell’API, 2 dell’IDV, 2 di FLI, 1 della FdS;  da formazioni politiche regionali o provinciali  o locali: 16 da civiche apparentate alla destra, 5 da civiche apparentate al centrosinistra, 25 da formazioni nominalistiche regionali o provinciali.
Le restanti 23 liste hanno sostanzialmente inertizzato il voto di 7615 elettori pari al 6,97% d’un partito con 10 consiglieri.
Frantumato e disperso così, il voto non produce scelte reali ed è sempre più spesso preda degli “apparati collettori” di soglie elettorali dei soli candidati sindaci.

Con l’evidente conseguenza che sempre più spesso, nelle aule e sedi municipali, la personalizzazione degli interessi di fronte ad ogni pur minima divergenza sociale, piuttosto che essere affrontata e mediata con equilibrio, si trasforma in posizioni di schieramento rimovibili solo attraverso le forme classiche della camarilla corruttrice.
Maestra in questo è la criminalità organizzata, ormai sempre più direttamente interessata al localismo amministrativo e bendisposta ad alimentare frantumazione politica, inutilità del voto consapevole ed abbassamento della qualità amministrativa, così come ampiamente dimostrato dai tanti casi di quotidiana malversazione nella pubblica amministrazione.

 Una strategia semplificatrice, mediaticamente riproposta con insistenza come modello massificante in una modernità post-fascista, sostanzialmente diseguale e regressiva, forse comincia ad essere riconosciuta in tutta la sua pericolosità da tanta parte di popolo, che pure l’ha sostenuta lungamente ritenendola moderna ed innovatrice.

Noi comunisti non mancheremo di alimentare questo percorso lungo e difficile, a partire dalla prossima importante tornata referendaria, sollecitando la partecipazione al voto di domenica 12 e lunedì 13 giugno, per abrogare con quattro SI’ le norme anti-sociali attualmente in vigore.
 

Attibuzione - Non commerciale

 

Parole chiave: amministrative 2011, Calvino, Pd, PDL, SEL, FDS, Città invisibili, Marco Polo

 

   

 






 

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