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Editoriale
sabato, 6 agosto 2011 ore 13:48
La Storia si ripete: Forza, Italia...
Sembra essere tornati a vent'anni fa. Si ripresenta un ciclo, ma non è detto che non si possa cambiare
di Luca Scandale

E’ il 2011. Ma sembra il ‘91-‘94.
Un referendum come detonatore e tangentopoli sullo sfondo. Crisi finanziaria, speculativa e la necessità di un governo tecnico. Come nel ’92-‘93 la forte richiesta delle parti sociali di “concertazione”. E un altro referendum per la legge elettorale in senso maggioritario (appunto). In quegli anni, come oggi, cresceva un’anti-politica incipiente. E assunse un ruolo sempre più da protagonista, il Presidente della Repubblica. Che venne sostituito dal nuovo Capo dello Stato nel 1993 (come accadrà nel 2013).

Cosa generò questo processo politico in Italia?
Nel ’94, quando tutto lasciava pensare alla vittoria dei progressisti, arrivò Berlusconi.

Chi oggi prevede una fine di Berlusconi dietro l’angolo, forse ha ragione. Ma sottovaluta elementi di contesto, di quel periodo 1992-’94 che hanno segnato la vittoria culturale sul piano politico-economico delle destre liberiste in Europa e nel mondo. Oggi le banche centrali sono insieme alle borse il centro di potere della politica in Italia e nel mondo.
Berlusconi, certo, è un problema in più, ma la crisi che stiamo vivendo sta dentro un riposizionamento globale tra Usa e Cina con scossoni finanziari su euro e dollaro. In cui paradossalmente un paese comunista assume il ruolo dominante sul terreno del capitalismo. Noi stiamo attraversando un periodo storico in cui Berlusconi dunque è “parte” del problema, non “il” problema.

Lui è come un gattopardo: nel morire può diventare feroce.  La Destra italiana infatti ha una sua specificità: il dominio dei media che genera un regime soft con le strutture Delta all’interno delle tv e dei giornali. Dare per morto l’avversario è sempre un errore da dilettanti.
Il palinsesto potentissimo di RaiSet, infatti, proverà a veicolare il messaggio del “sono tutti uguali”, come accadde nel ’92-’94. Scientificamente i media populisti ed egemonici della sotto-cultura italiana fomenteranno l’assenza di distinzioni tra “destra” e “sinistra”.  Questo sarà il messaggio delle Destre non solo in Italia. E chi da sinistra alimenterà questa deriva, rischierà di fare il gioco dell’avversario.

La protesta, infatti, è alle porte. Questa volta la crisi finanziaria è globale ed europea.  Nell’autunno la piazza ribollirà in Italia, Spagna, Grecia, Portogallo. Nella protesta di scuole, università, imprese e operai, sanità e pubblica amministrazione, esploderanno anche una enorme questione generazionale e di genere. Il punto è che questa protesta toccherà anche il ceto medio destinato ad appiattirsi su posizioni di “povertà” reale e percepita.
Quando il ceto medio impoverito si impadronisce di parole d’ordine anti-sisitema, il rischio è che i movimenti siano dominati da istinti mediatici di anti-politica. E che il fronte del centro-sinistra si divida tra cavalcare l’onda populista dei tagli alla spesa pubblica e alla casta. E tra chi chiederà di inseguire il “centro”, i “moderati”, il “ceto medio”, assumendo un atteggiamento di “responsabilità” con tagli e provvedimenti iniqui per il popolo del centro-sinistra.

Nei movimenti, dunque, la sinistra italiana ha il dovere di esserci, provando però ad assumerne la leadership dei contenuti. Il centro-sinistra dovrà sapere distinguere in questo caos sia la protesta sterile che quella che purtroppo potrebbe infiammare la piazza. Questa eventualità è purtroppo un triste ripetersi della storia italiana. Il ’92 fu anche l’anno delle stragi di Falcone e Borsellino, di Firenze e Milano. Nel prendere le distanze da derive di scontro frontale che potrebbero esserci (e la Destra ringrazierebbe sinceramente!), il centro-sinistra dovrà però saper riconoscere i sentimenti di progresso e innovazione che verranno dalla protesta.

I partiti, segnatamente il Partito Democratico, dovrà avere antenne e cinghie di trasmissione con i sindacati, le imprese, le scuole e le università. Bisognerà provare a ricondurre il caos ad un disegno unico: un disegno politico. Come nodo della rete che i partiti stessi dovranno contribuire a costruire, bisogna dare “significato” alla protesta. Per farlo bisogna esercitare quella leadership dei contenuti che dovrà definire il “senso comune” e la “coscienza collettiva” dei movimenti sui temi dell’economia e del lavoro. Perché l’uscita dalla crisi non è necessariamente solo il taglio alla spesa come propone Tremonti. E l’ideologia del “Pensiro Unico” che porta politici ed opinionisti a ripetere numeri e cifre spesso prive di senso.

 Gli investimenti pubblici su sanità, educazione, pensioni sono il welafare-state che è la base delle socialdemocrazie. Se salta il welfare e salta la coesione nazionale per un federalismo egoista, salta l’idea stessa di democrazia. Se il punto è l’abbattimento del debito pubblico, il centro-sinistra dovrebbe proporre un patto generazionale tra chi ha tratto giovamento da questo debito (una generazione). Il debito infatti è un macigno colpa di una generazione di padri che dovrà risarcire i figli (la generazione successiva) anche attraverso una tassa patrimoniale una tantum. Per rilanciare investimenti e per garantire tutele a milioni di precari occorre ritornare in un colpo solo ad un debito pubblico sostenibile. Piuttosto che sfasciare lo stato sociale, la sinistra questa volta deve fare una scelta di campo. E la patrimoniale è la scelta più sostenibile sul piano della equità inter-generazionale.

Perché l’attacco più grave in questi vent’anni dal 1991 al 2011, che le Destre hanno fatto in Italia è stato ai giovani sia sul piano di economia, lavoro, tutele, pensioni e welfare, si per il tentativo scientifico di appiattimento culturale. E’ il “modello” di “successo” che oggi va messo in discussione. Va ristabilito il principio che non si è parte di un reality e che la vita reale non è la vita in diretta. I “giovani di successo”, i “modelli” per una generazione non sono in Sardegna nelle spiagge vip, sono gli start-upper che trovando fondi privati e innovano in Italia da soli, nel silenzio della politica. Dovremmo mettere al centro delle politiche di crescita i nuovi Steve Jobs, piuttosto che inseguire Marchionne in discussioni di politica industriale del secolo scorso. I giovani come sempre saranno i protagonisti della rivoluzione in arrivo. Questa sarà la chiave del successo per le elezioni e per il governo del Paese. Nella sinistra italiana occorre un cambio radicale e generazionale di visioni e idee per l’Italia del futuro.

La Storia si ripete. Il materialismo storico di Marx che ha nutrito spesso le analisi della sinistra, dovrebbe insegnarci qualcosa. Il comunismo cinese sta vincendo forse sul capitalismo americano? Certo lo fa sul suo stesso terreno, il capitalismo finanziario. E se l’economia determina la politica e dunque la storia, gli assetti militari: cosa ci dice questo momento di rivoluzione? Bisogna sapere che nelle rivoluzioni la lotta al capitale si fa solo se diventa lotta di classe. In Italia bisogna stare attenti perché se è vero che “la storia si ripete: la prima volta in tragedia, la seconda in farsa” (K.M.). Rischiamo come nel 1994, di ritrovarci stupiti della vittoria di Berlusconi. In cui i “nuovi” avevano la spilletta di Forza Italia.

La Storia si ripete, dunque. Ma spetta a noi cambiarla.
Forza Italia. E buone (non) vacanze.

 

Atttribuzione

   

 

Parole chiave: Berlusconi, Tremonti, crisi, partiti

 






 

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domenica 19 maggio 2013
















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