Bari - Continuano a suscitare scalpore alcune decisioni dell'Arif. Dopo il sospetto
bando
molto favorevole ad un'azienda leccese per un software per le paghe (con affiancamento
ai dipendenti) costato 100mila euro, a fronte di una spesa
attuale di 24mila, altre situazioni rischiano di mettere in imbarazzo
l'agenzia regionale dei lavoratoratori irrigui e forestali. E se in
alcuni casi si può trattare di (pur discutibili) scelte discrezionali,
in altri pare trovarsi in pieno conflitto d'interesse.
Il mobilio di famiglia - "L'Arif ha necessità di arredare gli
uffici delle sedi" si legge in due determine dello scorso 13 febbraio,
firmate per autorizzare il pagamento delle fatture all'azienda
fornitrice dei suppellettili. Meno di 40mila euro per il mobilio della
sede centrale di Bari (30.380 euro) e quella periferica di Lecce (8.944
euro) sono stati liquidati alla Nesis s.r.l., società con sede legale a
Santeramo in Colle. Tutto normale, se non si considera che comproprietario
dell'azienda è Ottavio Vito Lischio, direttore tecnico dell'Arif.
Amministratore unico e titolare dell'altra metà della Nesis è invece la consorte.
I direttori Arif - Proprio la posizione dei due funzionari
Lischio (direzione tecnica) e Francesco De Finis (direzione
amministrativa) avevano costretto giorni fa l'Arif ad alcuni chiarimenti, a
seguito di alcune "segnalazioni anonime". Lischio e De Finis, nonostante la dicitura con cui controfirmano le delibere dell'agenzia, sarebbero dei
"facenti funzione" e non effettivamente dirigenti, non potendo rispettare i
titoli imposti dall'atto generale di organizzazione dell'ente.
Su tutti: non sono laureati. Dalla sede di via Corigliano si erano
affrettati a precisare proprio che la delega delle funzioni di direttori ai due era
stata decisa "in via temporanea. Questa scelta è derivata dal fatto che
non vi sono figure professionali adatte. Arif ha optato quindi per un
contenimento dei costi: il dipendente incaricato a svolgere mansioni
superiori percepisce meramente le differenze economiche tra il proprio
stipendio e quello spettante al corrispondente profilo di livello
superiore, mentre una figura esterna avrebbe significato un costo di €
100.000 all’anno. L'agenzia ha comunque intenzione di attivarsi per
l’avvio dell’iter procedurale che prevede l'individuazione di tale
procedura attraverso un bando". All'iniziale decisione in tal senso da parte del direttore
generale Giuseppe Taurino (agosto 2011) se n'è aggiunta un'altra (per legge l'ultima) proroga di ulteriori sei mesi. Le "differenze retributive" da
compensare sono quantificate in circa 13mila euro per funzionario in ogni
semestre.
Il contenimento dei costi - Trasparenza e ottimizzazione delle
risorse sono sempre state le parole d'ordine di Taurino. Eppure sono
diverse le consulenze esterne deliberate per "assenza di figure specifiche"
(nonostante l'organo autonomo della Regione conti circa 1.300
dipendenti), oltre all'avviso pubblico da cui la nostra inchiesta era
partita. Alcune assunzioni tramite agenzie
interinali avevano insospettito parte del consiglio regionale. In
particolare il vicepresidente Nino Marmo (Pdl) aveva avanzato l'accusa di un inserimento di figli di dirigenti dell'Arif tramite somministrazione di lavoro, con tanto
di piccata reazione di Taurino. A tal proposito il governatore Nichi Vendola a inizio febbraio aveva tirato le orecchie alle agenzie regionali, ricordando con forza l'obbligo dell'inserimento della clausola di salvaguardia nei bandi pubblici, per assumere personale già utilizzato dalle imprese precedentemente affidatarie dell'appalto, prima di poter ricorrere a lavoratori a progetto.