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Reportage e inchieste
mercoledì, 4 gennaio 2012 ore 15:02
Senza Internet e Banda larga, il Mezzogiorno non ha futuro

Il capitolo “Cittadini e Nuove Tecnologie”, del Rapporto Istat del 2011, testimonia quanto arduo sia il processo di alfabetizzazione digitale del Sud. 

 

di Giuseppe Milano

Tra il 2010 e il 2011, il divario tecnologico relativo al territorio e alle differenze sociali rimane stabile per quasi tutti i beni e servizi considerati. Le famiglie del Centro-nord che dispongono di un accesso a Internet sono oltre il 56%, mentre circa il 49% dispone di una connessione a banda larga, a fronte di valori pari, rispettivamente, al 48,6% e al 37,5% nel Sud. Aumenta lo “spread” per quanto riguarda l’uso di Internet: nel 2010 la distanza tra il Nord-ovest e il Sud era di 11,7 punti percentuali mentre nel 2011 è di 12,9 punti percentuali. Nel 2011, rispetto all'anno precedente, tuttavia, è cresciuta la quota di famiglie che possiedono un pc (dal 57,6% al 58,8%), d’accesso a Internet (dal 52,4% al 54,5%) e di connessione a banda larga (dal 43,4% al 45,8%).


Queste sono solo alcune delle informazioni deducibili dal capitolo “Cittadini e Nuove Tecnologie” del Rapporto Istat del 2011, dalla cui lettura è possibile comprendere quanto la mancanza di accesso, nel Mezzogiorno, continui ad essere in primo luogo un problema culturale. Infatti, le famiglie più tecnologiche sono quelle in cui il capofamiglia è un dirigente, un imprenditore o un libero professionista o, ancora, quelle in cui è presente almeno un minorenne (il livello di istruzione dei genitori, quindi, per bambini e ragazzi fino ai 17 anni, condiziona il legame che questi hanno con le nuove tecnologie): in entrambi i casi, sia la disponibilità di un pc, sia l'accesso ad internet, sia la connessione a banda larga, registrano solidissime percentuali. Se su questi “beni digitali” si operasse un confronto, per esempio, tra un capofamiglia dirigente o imprenditore e un capofamiglia operaio o non occupato, si scoprirebbe, impietosamente, il divario esistente: di circa 24 punti percentuali.

Diventa interessante, pertanto, leggere le ragioni addotte dalle famiglie che non dispongono di un accesso ad Internet. Il principale motivo è l’incapacità di gestire tale tecnologia (41,7%) con una percentuale significativa di famiglie che non considerano Internet uno strumento utile. Seguono motivazioni di ordine economico e logistico: il 12,7% non naviga in rete da casa perché è solito accedere a Internet da un altro luogo, il 9,2% perché ritiene eccessivamente onerosi i servizi per il collegamento e l’8,5% perché ritiene troppo costosi gli strumenti necessari alla connessione.

Scendendo nel dettaglio, si scopre che l'80,7% delle persone si collegano alla Rete prevalentemente per spedire e ricevere e-mail; e registrano un incremento quasi tutte le attività svolte con Internet: in particolare, aumenta l’uso della rete per cercare informazioni su merci e servizi (dal 62,8% al 68,2%), leggere o scaricare giornali, news, riviste (dal 44% al 51%), usare servizi relativi a viaggi e soggiorni (45,1% al 49,3%), cercare informazioni sanitarie (40,1% al 45,1%). 

Il Rapporto Istat, inoltre, attesta una “già sospettata” verità: l’uso dei social network è più diffuso nel Sud e nelle Isole; in particolare, nel Sud il 53% degli utenti di Internet crea un profilo utente, invia messaggi o altro su Facebook o Twitter (rispetto al 43% degli utenti residenti nel Nord-est) e il 24,4% scambia opinioni su problemi sociali o politici (rispetto al 20,5% del Nord-est). Nel Nord-est è, invece, più diffuso l’utilizzo della rete per la consultazione di wiki (58% contro il 46,4% del Sud).

Lo studio, poi, offre anche un confronto tra il nostro Paese e quelli dell'Unione Europea, sulla base di una indagine comunitaria avente per oggetto la diffusione delle tecnologie digitali. Considerando la percentuale di famiglie con almeno un componente tra i 16 e i 74 anni che possiede un accesso a Internet da casa, a fronte di una media europea pari al 73% e a paesi come Olanda, Lussemburgo, Svezia e Danimarca che hanno raggiunto livelli prossimi alla saturazione, l’Italia si posiziona solo al 22° posto della graduatoria internazionale, con un valore pari al 62%, equivalente a quello registrato per la Lituania. Un altro indicatore importante per misurare il digital divide è dato dalla quota di famiglie che possiedono un accesso a Internet da casa mediante banda larga: anche in questo caso l’Italia si colloca in fondo alla graduatoria, con un tasso di penetrazione del 52%, rispetto alla media europea del 68%. Valori vicini a quello dell’Italia si riscontrano per la Slovacchia (55%) e Cipro (56%), mentre Svezia, Danimarca, Olanda e Finlandia registrano un tasso di penetrazione che supera l’80%.

In conclusione, da tutti questi dati emerge, quindi, non solo un Paese digitalmente e culturalmente frammentato, con territori che viaggiano a velocità diverse e in direzioni non propriamente parallele, ma anche una Politica che, tecnica o no che sia, continua, almeno fino ad oggi, a ritenere la digitalizzazione e l'alfabetizzazione digitale del Paese un'effervescenza generazionale e giovanile, e non, invece, lo stimolo principale ed indispensabile per mezzo del quale rilanciare un leale e virtuoso processo di crescita economica, sociale e culturale della nostra Italia.

Attibuzione - Non commerciale

 

Parole chiave: Spread digitale, Rapporto Istat 2011, Mezzogiorno, Alfabetizzazione digitale

 

   

 






 

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