di Redazione Go Bari
L'esposizione è stata curata dalla Direttrice Clara Gelao e da Luisa Martorelli che introducono ad un percorso tra arte, società e storia, a cavallo tra Ottocento e Novecento. Un periodo denso di significati non ancora emersi, se pensiamo soltanto al ruolo della donna nel processo di unificazione nazionale.
Dove sono le eroine del Risorgimento?
Attraverso i capolavori di Giuseppe Boschetto , Vincenzo Migliaro, Francesco Netti, Antonio Mancini e molti altri, l’allestimento ci conduce alla scoperta del ruolo civile e sociale della donna, prima e dopo gli stereotipi della bellezza. L'allestimento è stato realizzato in collaborazione con la Soprintendenza Speciale napoletana e con il Pio Monte della Misericordia.
In mostra ben 70 opere raccolte in nove sezioni che raccontano l'evoluzione della condizione della donna e dei suoi comportamenti tra la seconda metà dell’Ottocento alla prima metà del Novecento. Il percorso iconografico sul tema specifico della donna è nato dal confronto del patrimonio artistico delle Province di Napoli e Bari ed è stato sviluppato attraverso le opere pittoriche e scultoree di provenienza prevalentemente meridionale.
Eroine invisibili è un titolo significativo, nell’anno di celebrazioni del Centocinquantenario dell’Unità d’Italia e degli “eroi” del Risorgimento. Il ruolo della donna, protagonista comune e “invisibile” della vita di tutti i giorni, ha contrassegnato la storia civile e morale di due secoli e il panorama figurativo qui presente ne dà conferma. Sono nove le sezioni della mostra: Tra letteratura e storiografia, Tradizioni popolari e fede, Gli affetti, Amore ed Eros: Oriente e Occidente, Il lavoro, La lettura, Nuovi interni borghesi, Vanità, Solitudine ed Inquietudini dell’età moderna.
Il nostro paese, fino a tutto l’Ottocento e per buona parte del Novecento, è stato fortemente connotato da una diversità di “culture” regionali locali che hanno trovano riscontro nelle leggende e nelle tradizioni popolari. Tuttavia, come suggeriva Benedetto Croce, esse sono ben lungi “dall’essere materiale minore di una oziosa curiosità”, al contrario, nutrono l’intelligenza della storia stessa. Negli anni Settanta dell’Ottocento, l’iconografia ricorrente in Italia e in Europa attribuisce alla donna una centralità che ne fa soggetto principale di tutta la famiglia. La donna è moglie, madre, educatrice dei suoi figli, nel duplice ruolo, rimasto immutato fino a Novecento inoltrato, di formatrice religiosa e di precettrice morale.
Le sezioni del Novecento, Il lavoro, Nuovi interni borghesi, Vanità, Solitudine ed Inquietudini dell’età moderna, mettono in luce la diversa individualità femminile, contrassegnata da un’indagine introspettiva. L’identità del nuovo secolo vede scontare il progresso sociale, come sostiene Sigmund Freud, “con la riduzione della felicità”. La donna è animata dalla ricerca di un diverso status sociale, in un confronto diverso di relazioni con la famiglia e la società.
Nell’era contemporanea delle inquietudini, delle angosce e del progresso, si accelera la ricerca di un nuovo modello femminile, con un canone di comportamento e di “bellezza” assecondato dagli stereotipi moderni diffusi dai nuovi mezzi di comunicazione (fotografia e cinema).
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