Dopo l'annunciato taglio di 200 milioni di euro, a Bari partono le mobilitazioni
BARI - La Spending review fa ancora parlare di sé. A ricevere l’ennesimo colpo sono i giovani e il mondo dell’istruzione. Il taglio che interesserà l’Università, sarà di 200 milioni sull’FFO (Fondo di Finanziamento Ordinario), già più volte scarnito dal Ministro Gelmini.
Cambia il Ministro, ma la musica resta la stessa. Quello che, però, provoca disapprovazione, come ha sottolineato lo stesso rettore Petrocelli, è un investimento dello stesso importo (200 milioni di euro) sulle scuole private. Gli studenti cercheranno anche in questo caso di difendere il proprio diritto allo studio, scendendo in piazza.
Non ancora pronunciata la famosa frase: “quest’anno l’autunno sarà più caldo che mai!”, diversi sono i campanelli d’allarme che lo preannunciano. Uno è il comunicato stampa del sindacato studentesco Link Bari, che sta circolando in queste ore su Facebook.
“Siamo assolutamente contrari a qualsiasi ulteriore taglio all'università e alla scuola pubblica che in questi anni hanno già subito notevoli riduzioni di finanziamento. Gli effetti sono stati evidenti: diminuzione dell'offerta formativa, tagli sui servizi agli studenti, aumento delle tasse universitarie e dei contributi familiari nelle scuole, difficoltà nel portare avanti l'amministrazione ordinaria, impossibilità di compiere qualsiasi investimento. In questo quadro ci appare grottesco che, ai tagli all'istruzione pubblica si accompagnino, invece, 200 milioni di finanziamento alle scuole non statali.
In questi mesi l'esecutivo ha varato provvedimenti che aumentavano le tasse universitarie e non ha investito sul diritto allo studio. Riteniamo che sia ad oggi prioritario dare una borsa di studio a tutti coloro che ne hanno diritto e non la ricevono, invece di continuare ad investire sulle scuole private.
Crediamo che queste misure di austerity portino solo ad un peggioramento della crisi nel nostro paese: il governo deve sapere che se confermerà queste misure, gli studenti torneranno in piazza come è accaduto negli ultimi anni per difendere la scuola e l'università pubblica e per non pagare i costi di una crisi che non hanno creato”.
Dall’altra parte ci sono, poi, i ricercatori, che amareggiati affermano: “Il Governo ha deciso di procedere a tappe forzate verso il sistema universitario del suo paese modello: l’Albania. Estinzione dell’Università pubblica e proliferazione di un vasto mercato delle Università private, composto da due o tre sedi d’eccellenza per i rampolli dell’upper-class e qualche centinaio di “allevamenti di trote” tutt’intorno.
Il Riuniba (movimento delle ricercatrici e dei ricercatori degli atenei baresi) sollecita il personale universitario, docente e non, gli studenti e i cittadini tutti a trovare forme unitarie di mobilitazione. Un primo momento di riflessione, in questo senso, sarà l’assemblea plenaria a porte aperte che il movimento ha convocato per il 10 luglio alle ore 15.30 presso l’ex Palazzo delle Poste".
Parole chiave: Bari, Università, Mobilitazioni, Autunno Caldo, Link Bari, Ricercatori, Ex Palazzo delle Poste, Spending Review, Tagli, Maristella Gelmini, Francesco Profumo, Fondo di Finanziamento Ordinario, Ministro dell'Istruzione
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