Uno studente Erasmus ed una studentessa italiana iscritta all'università di Bruxelles raccontano la loro "trafila elettorale"
Bari - Minacciato il diritto di voto per gli studenti italiani all’estero. Che siano Erasmus o no - importa poco - dato che indistintamente queste due categorie non potranno contribuire alla scelta elettorale di febbraio. I motivi sono di ordine temporale e costituzionale. Infatti, la legge elettorale italiana non regolamenta la fattispecie e la nota di due giorni fa del Consiglio dei Ministri specifica quanto sia logisticamente impossibile selezionare e distinguere tutti quegli studenti che sono all’estero per via di una borsa di studio Erasmus, dai restanti iscritti università o college stranieri. Ciò sarebbe inoltre incostituzionale perché nonostante una differenza sostanziale (in quanto i primi sono iscritti ad una università italiana e i secondi no), si creerebbe una discriminante.
La nota cita testualmente: “La discrezionalità di scelta che eserciterebbe il Consiglio con questa decisione contrasta con i principi di partecipazione democratica, eguaglianza ed effettività del diritto di voto previsti dalla Costituzione”.
Dunque, “a morte Sansone con tutti i filistei”.Chi vorrà votare, a meno che non ci siano improbabili cambiamenti, dovrà mollare tutto e tornare a casa. Se ci mettessimo nei panni di uno studente Erasmus sapremmo che queste elezioni gli costerebbero due scali per una cifra che, in media, andrà dagli 80 ai 300 euro, complice la riduzione dei voli diretti per Bari di Ryan air.
Gianluca, studente iscritto al dipartimento di giurisprudenza di Bari, è a Valentia da qualche mese grazie ad una borsa di studio Erasmus e, per atterrare in tempo per le elezioni di febbraio, spenderà ben 82 euro: 50 di volo e 32 di treno (comprensivi di sconto del 70%). Ma precisa: “Se non avessi avuto delle faccende in sospeso da sistemare, non sarei mica tornato”.
Diverso è il caso di Silvia studentessa iscritta all’ULB – Università Libre de Bruxelles. Nel 2009/2010 anche lei ha usufruito di una borsa di studio Erasmus con destinazione Nantes.
“Sono una studentessa ordinaria all'ULB e non posso votare perché non ho fatto domanda di essere iscritta all'AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero). Per rientrare in queste liste - spiega la studentessa - bisogna essere iscritti al comune belga (una procedura che Silvia ha avviato la settimana scorsa e che richiederà almeno un mese di tempo ndr) e vivere 12 mesi consecutivi all'estero. Cosa che io non faccio. Per esempio quest'estate sono stata in Italia più di un mese. Inoltre non ho né residenza né domicilio qui”.
Ma se pure Silvia decidesse di tornare a Bari per votare, le costerebbe. E non poco. “Gli unici voli che potrei prendere sono Ryan air, Lufthansa e Alitalia. Quello Ryanair non c’è tutti i giorni e per arrivare all'aeroporto ci vogliono 26 euro (andata e ritorno) di biglietto bus. Con la Lufthansa dovrei partire da National (è l'aeroporto fuori Bruxelles), con volo di linea che mi costerebbe anche 300 euro solo andata. Oppure dovrei scegliere Alitalia che, sempre dallo stesso aeroporto, mi costerebbe dai 150 euro in su per andata e ritorno. Tutti con scalo a Roma. Alla fine, quindi, ho deciso di non votare. Magari anche per pigrizia e sconforto”.
Insomma essere uno studente italiano all’estero è davvero un’avventura. Che l’Italia non fosse pronta a questa Unione doganale e a progetti di European Region Action Scheme for the Mobility of University Students (Erasmus)?
Con buona pace dei futuri studenti Erasmus la nota del Consiglio dei Ministri si conclude con una promessa: "La prossima riforma elettorale tenga in debita considerazione le esigenze dei giovani temporaneamente all'estero per ragioni di studio e di lavoro."
Parole chiave: Bari, studente, Erasmus, Campagna elettorale, Consiglio dei Ministri, Ministero degli Esteri, Ministero della pubblica istruzione, Università degli studi di Bari, Valencia, Bruxelles, Voto, Italiani all'estero
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