Bonanni a Bari: "No alla patrimoniale dei poveri"

di Antonella Ardito venerdì, 20 aprile 2012 ore 14:03
Il segretario generale della Cisl ha partecipato ai lavori del parlamentino presso l'Hotel Majesty: Imu, Mezzogiorno e vendita del demanio i temi trattati e sull'ipotesi di sciopero generale si è detto contrario

Raffaele Bonanni a Bari

Bari - Lavoro che non c’è, lavoro che non è garantito, lavoro considerato come un privilegio: questi i temi principali affrontati questa mattina a Bari all’Hotel Majesty durante il consiglio generale delle Unioni sindacali territoriali, convocato dalla Cisl di Bari.  Con il segretario generale Vincenzo di Pace e il sgretario regionale Giulio Colecchia nel parlamentino è intervenuto anche il segretario nazionale della Cisl, Raffaele Bonanni, tornato a Bari dopo l’elezioni delle Rsu al Petruzzelli. I temi purtroppo sono sempre gli stessi: Mezzogiorno e mancato sviluppo, nell’agenda del sindacato ma non in quella del governo: “Bisogna aprire una discussione immediata sulla crescita del Paese. Il paese non cresce senza il Sud, e il Mezzogiorno è il grande dimenticato e nessuno ne parla nella discussione politico-economica – ricorda Bonanni - ma l’Italia senza non può crescere e non può avere occupati. La disoccupazione è dovuta al fatto che in Italia ci sono tantissimi giovani e donne che insieme agli operai o non hanno il lavoro o lo perdono. Noi chiediamo un patto per la crescita che veda impegnati governi locali e centrali insieme con le parti sociali”. Bonanni però dice no allo sciopero generale e spiega la sua strategia di lotta: “Si va verso iniziative, se siamo tutti d’accordo, per gli esodati: bisogna affrontare i problemi senza fumisterie politiche. Il sindacato è meglio che stia lontano dalle agitazioni già presenti della politica. Significa fare iniziative la sera e di sabato, dobbiamo amministrare bene le forze che abbiamo perché i problemi sono molti e non si può fare uno sciopero generale al giorno”.
Ma è il quotidiano dei lavoratori, dei disoccupati e dei pensionati a preoccupare in questo momento Raffaele Bonanni:  in special modo la questione Imu, la tassa sugli immobili che il governo Monti vuole far pagare in tre parti e che Angelino Alfano, segretario del Popolo della Libertà ha proposto che sia “una tantum”. “Sempre la stessa somma si paga, equivale ad uno stipendio per un lavoratore, equivale ad una pensione mensile per un pensionato. Già la busta paga e le pensioni sono bassissime. Questo provocherà una restrizione dei consumi: il problema è non pagare l’Imu o ridurre fortemente il pagamento dell’Imu”.
E poi Bonanni ci va giù duro: “L’unica patrimoniale del Paese non può essere far pagare la casa di tutti, perché ci sono lavoratori e pensionati che pagano fino all’ultimo centesimo. Questa è una patrimoniale dei poveri ed è profondamente ingiusta”.
Una soluzione per non continuare a pesare sulle tasche dei lavoratori è secondo Bonanni vendere il demanio. “Quello che si sta facendo serve per  risanare solo il debito di bilancio ma non va incontro alla necessità di uscire dalla recessione. Invece i beni demaniali devono essere usati per far fronte al debito pubblico. Se lo Stato non vende i propri beni venderà come sta facendo le persone. Non capisco perché non si apra questo capitolo, si ridurrebbe di un terzo il debito:  mettiamo in discussione il demanio in questa fase e poi bisogna giocare con la leva delle tasse. A Cgil e Uil dico di fare una proposta di iniziativa insieme, un sabato delle prossime settimane sulla vicenda fiscale e su un patto su come risalire su questa vicenda che schiaccia i giovani, il Mezzogiorno, il Paese”.
Il segretario nazionale della Cisl ha anche ricordato che “far passare nel pacchetto del lavoro l’idea di far saltare l’esenzione dai ticket per i disoccupati è maniacale, nei confronti di chi paga più tassa per carburanti, addizionali e quant’altro. Pericolosa l’idea di pensare solo a nuova tassazione che grava sempre sugli stessi”. E a Bari ha incontrato e ascoltato le storie dei lavoratori di fabbriche che chiudono, che non hanno accordi di programma (come accade alla Natuzzi) e che rischiano di trasformare la Puglia (una volta) isola quasi felice ad una terra senza speranze.

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