Clini: 'Presto un Piano Nazionale per il territorio'

di Giuseppe Milano lunedì, 5 dicembre 2011 ore 18:39
Il Ministro dell'Ambiente, impegnato a Roma per il varo della nuova manovra, ha inoltrato un messaggio da cui si evincono le direttrici che definiranno il suo lavoro. Applauditissimo Don Luigi Ciotti.

Il titolo del Congresso

Bari - “L’esperienza degli ultimi anni dimostra che le linee di forza della crescita, nelle economie emergenti come Cina o Brasile, e in quelle che restano le più sviluppate come Usa, Giappone o Germania, sono fortemente ancorate a politiche aventi per oggetto imponenti investimenti in ricerca e sviluppo, la sperimentazione la disseminazione di soluzioni tecnologiche e sistemi per le nuove fonti rinnovabili, il migliore uso delle risorse energetiche tradizionali, la protezione delle risorse naturali”. Queste le parole del Ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, impossibilitato a partecipare alla kermesse promossa dal “Cigno verde” per la redazione della manovra finanziaria, che nel suo messaggio ha voluto evidenziare, con grande chiarezza, quanto denso di norme innovative sarà l'imminente Decreto Legge sul Dissesto Idrogeologico

Prevederà, infatti, la tracciabilità dei flussi finanziari e la verifica in tempo reale dello stato di avanzamento delle attività di erogazione e gestione dei fondi destinati alla prevenzione; sanzioni per gli amministratori che dirottano su interventi diversi i fondi destinati alla tutela del territorio; la realizzazione di un Piano Nazionale per la manutenzione, la sicurezza e la revisione degli usi del territorio, fondato sulle competenze esistenti a livello nazionale, regionale e locale, sostenuto da un fondo permanente; l'istituzione di una lista di tecnologie “verdi”, la loro promozione ed esportazione a favore di quelle imprese italiane che partecipano ai programmi di cooperazione ambientale; la valorizzazione dei parchi nazionali e regionali e delle zone di particolare pregio paesaggistico, con l’introduzione di misure di autofinanziamento e la partecipazione alla gestione di cooperative di giovani esperti con età inferiore a 35 anni; il recupero e la valorizzazione delle aree industriali dismesse soggette a bonifica ambientale (attraverso la semplificazione e l’allineamento delle normative tecniche alle norme ed esperienze europee), l’uso delle aree per la realizzazione di zone boschive di “ricarica ambientale” nei casi delle aree più compromesse, con incentivi fiscali per le imprese che investono in quelle aree.

Sui pericoli indotti dal dissesto idrogeologico e sulla scarsa conoscenza dei modus operandi più avanzati, per scongiurare tragedie, ad ogni calamità naturale, sulla  consapevolezza, pertanto, del rischio da parte dei cittadini e l’importanza del volontariato nella diffusione della cultura della protezione civile, ha basato la sua relazione il Capo della Protezione Civile Italiana, Franco Gabrielli, il quale non solo ha aderito alla proposta dell’associazione per l’istituzione di un servizio civile volontario per la prevenzione del rischio idrogeologico, ma ha sottolineato anche quanto l’autoprotezione è il primo fondamento di una matura protezione civile; solo un cittadino consapevole e che conosce i rischi, può sentirsi partecipe e in questo il ruolo del volontariato è fondamentale perché si parli di autoprotezione, che non significa arrangiarsi”. 

Altro  ospite della giornata, il fondatore di Libera, Don Luigi Ciotti, che nel suo intervento ha ricordato sia Primo Levi “che già parlava della zona grigia tra legalità e illegalità, tra giustizia e ingiustizia. Una zona che è prima di tutto un luogo mentale, interiore”; sia Paolo Borsellino quando ha detto che “l’Italia è innanzitutto un paese di disuguaglianze. E nelle disuguaglianze crescono le mafie, che al nord operano da 50 anni, anche se volutamente abbiamo fatto finta di niente”. Sui temi portanti della riflessione congressuale di Legambiente, ha detto che “si ha fame di cultura perché sveglia le coscienze e garantisce gli strumenti per essere persone libere. La bellezza è rinnovamento etico ed è più urgente delle riforme. Serve un rinnovamento profondo e radicale delle coscienze. Dobbiamo uscire insieme da questo coma etico e dal degrado morale”. Sottolineando, infine, “la vergogna di quanto accaduto in Italia con i migranti; i Cie devono sparire: sono subdole forme di carcerazione. Indignarsi non basta più, bisogna provare disgusto: serve uno scatto in più per restituire dignità alle persone. L’accoglienza nasce dal sapersi tutti diversi. Togliamo una g: non parliamo più di integrazione, bensì di interazione”.

Assente, “ fisicamente”, invece, il Governatore della Regione, Nichi Vendola. Il quale ha, però, inoltrato un videomessaggio, all'inizio del quale ha ringraziato Legambiente per il lavoro che svolge “sui sentieri di una sostenibilità ambientale che non deve mai diventare fondamentalismo ideologico, integralismo politico, dogmatismo scientifico”. Poi ha dedicato gran parte della sua riflessione ai risultati raggiunti, ritenuti “strepitosi”, sul “caso Ilva” con decurtazioni drastiche delle percentuali di diossine e furani emesse in atmosfera. Non ha risparmiato, tuttavia, di criticare pesantemente coloro i quali, soggiacenti ad una “cultura minoritaria, rancorosa e livorosa”, non si sono arresi nel cercare di imporre i loro modelli produttivi ed industriali cosi poco sostenibili, “neppure di fronte ai dati della realtà”. Salutando l'associazione, ha rimarcato l'etica ambientale con cui ha operato la sua Giunta, immaginando “l’ambiente non come limite dello sviluppo, ma come contenuto dello sviluppo”, nella consapevolezza di voler continuare un percorso di sostenibilità supportato dai sempre più frequenti “stimoli di un ecologismo razionale”. 

Il Presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, infine, ha commentato il “Tavolo di Durban” (città sudafricana dove 195 Paesi si sono riuniti per rinegoziare il rinnovo del protocollo di Kyoto), affermando che “in questa partita l’Europa ha la possibilità di tornare a svolgere un ruolo di leadership nella lotta contro i mutamenti climatici, battendosi per rinnovare il protocollo di Kyoto. Si tratta per l’Ue di un impegno che non richiede grandi sforzi aggiuntivi rispetto all’obiettivo comunitario già fissato del 20% di riduzione delle emissioni entro il 2020 e di un aggiornamento al 30% entro la stessa data”.

Attibuzione - Non commerciale

   

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  • 85 babi

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