Don Luigi Ciotti: 'La forza della mafia è fuori la mafia'

di Giuseppe Milano giovedì, 15 marzo 2012 ore 09:42
A Genova si è svolta la XVII Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime delle mafie

I centomila di Genova

Genova - Oltre 100 mila persone hanno sfilato nelle vie del centro di Genova per la XVII Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime delle mafie, promossa congiuntamente da Libera e da Avviso Pubblico. L'incontro di Genova non sarà ricordato soltanto per i volti dei tanti familiari che a distanza di anni o di decenni, senza alcuna rassegnazione, continuano a chiedere “verità e giustizia” per i loro cari scomparsi, ma anche perché giunge a pochi giorni dalla notizia del ritrovamento del cadavere di Placido Rizzotto (il sindacalista rapito e ucciso da Cosa Nostra nel 1948 perché difendeva i diritti dei contadini), in memoria del quale il Consiglio dei Ministri ha deliberato che ci saranno funerali di stato, nonché nel ventennale delle stragi in cui perirono Falcone e Borsellino. 

L'eccidio di Via d'Amelio del 19 luglio 1992 ha rappresentato uno spartiacque tra Prima e Seconda Repubblica. Paolo Borsellino, dopo aver perso il “fratello e amico” Giovanni Falcone, non poteva minimamente accettare l'idea che lo Stato nel quale aveva sempre creduto e confidato potesse scendere a compromessi con l'Anti-Stato. È necessario, per quanto doloroso sia, riaprire gli armadi della vergogna. Parlare della “trattativa” per raccontare un Paese che ha Istituzioni che hanno dimostrato più volte la loro contiguità e la loro complicità con le mafie; di come esse sono state colonizzate nel tempo dalla borghesia criminale. La “zona grigia – secondo don Ciotti – è il vero problema. La forza della mafia non sta nella mafia, è fuori, è in quella zona grigia costituita da segmenti della politica, del mondo delle professioni e dell'imprenditoria”. “Se i familiari delle vittime sono la storia insanguinata del nostro paese – dice Nando dalla Chiesa, Presidente onorario di Libera – ebbene, la politica ancora una volta ha detto forte e chiaro ai centomila che di quella storia non gliene frega niente. Che il sangue versato è affare di chi è caduto. A Genova, a Parlamento chiuso, c’erano tre o quattro parlamentari e nessun membro di governo”.

Sul palco anche il genovese Don Andrea Gallo che, insieme a Don Luigi Ciotti, ha lanciato duri moniti alle più alte gerarchie ecclesiastiche. “Le zone grigie ci sono anche nella Chiesa, dove pur esistendo persone e forze meravigliose, è necessaria una maggiore radicalità e fermezza: i mafiosi sono fuori dalla comunione con la Chiesa, ma lo sono anche le facce d'angelo, la zona grigia”. Per scoprire e punire la quale bisognerebbe potenziare e non sopprimere il tanto contestato reato di concorso esterno in associazione mafiosa. “Il concorso esterno in associazione mafiosa esiste ed è stato utile alla magistratura per incidere nella zona grigia; si ha il dubbio, perciò, che tutte le polemiche sollevatesi siano parte di una apposita strategia”. 

Don Luigi, poi, durante il suo più volte applauditissimo intervento conclusivo, dopo la sempre emozionante marcia nel corso della quale più volte sono state ricordate tutte le centinaia di vittime delle mafie, ha evidenziato sia i problemi connessi alla confisca dei beni ai mafiosi  (“Uno dei grandi nodi è quello delle ipoteche bancarie perché una buona parte dei beni confiscati non possono essere destinati perché sotto ipoteca bancaria e le banche rivendicano questa ipoteca”) sia la bellezza di vederli trasformati in luoghi di legalità e di riappacificazione sociale grazie al lavoro instancabile delle cooperative sociali. 

Si commuove nel ricordare, ancora una volta,  Placido Rizzotto e Pio La Torre. “A Pio La Torre, ucciso il 30 aprile del 1982, trent’anni fa, dobbiamo la legge che per la prima volta stabiliva il 416 Bis, che parlava di confisca. Quello era stato prima il sogno proprio di Placido Rizzotto: poter usare quelle terre per i contadini, per le cooperative; e proprio il nome di quest'ultimo è il nome della prima cooperativa sorta sui beni confiscati, a Corleone, ai grandi boss”. Il tema della legalità è e resta il tema centrale di questo paese, insieme alla giustizia, al lavoro, al bisogno di certezze sul futuro di una intera generazione.

“Oggi siamo qui per dire che la mafia perde – ha concluso don Luigi Ciotti – e che noi vinciamo. Qui c’è una parte d’Italia che vuole dire da che parte sta. Vogliamo meno parole e più fatti da parte di tutti”.  

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  • 85 babi

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