Elezione del Rettore Uniba, parlano i dottorandi

di Margherita De Quarto mercoledì, 5 giugno 2013 ore 23:37

Sblocco del turn over e diritto allo studio. I dottorandi sono pronti a parlarne con i candidati  venerdì 7 giugno

Università di Bari

Bari - Continuano in questi giorni le presentazioni dei programmi elettorali dei candidati al rettorato dell’Università di Bari, Aldo Moro. Per quanto nessuno dei votanti voglia pronunciarsi sul candidato da votare, ogni categoria espone le proprie perplessità e priorità. In cima alla lista dei temi scottanti c’è il disavanzo di 25 milioni che, come affermato da qualcuno dei candidati, nel prossimo anno potrebbe toccare le vette dei 40 milioni.

Oggi a parlare sono i dottorandi dell’ADI – Associazione Dottorandi e Dottori di ricerca italiani – che nell’attesa che si concludano le elezioni per i propri rappresentanti di dipartimento, incominciano a stilare più che un’agenda, un memorandum che il prossimo rettore dovrà tenere ben presente.

Dopo il lungo lavoro per riuscire ad avere una loro rappresentanza negli organi di governo dell’università, oggi i dottorandi chiedono che l’Università ridiventi motore trainante della società, smettendo di subire decisioni, adattandosi a decreti imposti dall’alto.
Parlano di diritto allo studio, mettendo in luce quanto il governo regionale abbia aiutato ancora una volta la Puglia a mettere al centro dello sviluppo della regione e dei suoi giovani l’Università come luogo di formazione e di crescita. Non sono da dimenticare infatti la copertura del 92% di borse di studio raggiunte quest’anno grazie ai fondi stanziati dalla Regione Puglia.

Ma in cima al memorandum dei dottorandi c’è il reclutamento e lo sblocco del turn over.

“Ciò di cui oggi c'è bisogno è un nuovo patto sociale tra l'Università e i tanti soggetti con i quali essa è chiamata a confrontarsi: le comunità locali, le giovani generazioni, il tessuto produttivo. […] Il blocco del turn-over avviato dalla L. 133/08 e prolungato dalla Spending review fino al 2016 è stato il segno più tangibile di un disegno di ridimensionamento delle Università pubbliche. Tale iniziativa legislativa prevedeva che per ogni 5 docenti in pensione l'Università potesse assumerne 1 (ristabilendosi progressivamente con gli anni la parità) […] Resta evidente il fine: alleggerire il corpo accademico italiano lasciando per strada un'intera generazione di giovani e giovanissimi ricercatori già formati, per poi ristabilire una situazione di normalità in un sistema universitario più piccolo e più debole, meno capace di formare e di incidere sulla scena pubblica […]Sarà importante che il nuovo Rettore dell'Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” si faccia capofila degli altri Atenei italiani per aprire una vertenza con il Ministero dell'Istruzione affinché non solo ci sia uno sblocco immediato del turnover, ma vengano restituite al sistema universitario le risorse che sono state sottratte in questi anni”.

“Occorre infatti inserire le decisioni sui finanziamenti alla ricerca in una visione d’insieme e di lungo periodo: il dottorato di ricerca non può essere garanzia di entrata in ruolo nell’Università, ma non può neanche ridursi a forza-lavoro precaria a cui non viene neanche offerta la possibilità concreta di aspirare al reclutamento nelle Università. Come la nostra organizzazione ha denunciato a livello nazionale, il numero di posti da ricercatore a tempo determinato finora banditi è estremamente insoddisfacente. A fronte di 13.500 assegnisti che nel 2012 lavoravano nelle Università italiane, si prevedeva che l'85% di loro non avrebbe continuato la carriera universitaria. A distanza di un anno da quelle stime, impietose ma pur ottimistiche rispetto al contesto, non possiamo che renderci conto di come la situazione sia ancora peggiore di quella ipotizzata, con soli 800 posti da RDT banditi (meno della metà di quelli da noi ipotizzati)”.

Insomma, la faccenda si complica per il nuovo Rettore, che da quest’anno e per i prossimi sei, dovrà confrontarsi con questo nuovo soggetto, che dopo aver ottenuto quella che gli stessi dottorandi  definiscono una “cittadinanza universitaria”, mira a ricostruire l’Università del sapere e del merito, partendo dal basso.

I dottorandi invitano i candidati al rettorato ad aprire un dialogo venerdì 7 giugno, in occasione di un’assemblea pubblica all’interno dell’ex Palazzo delle Poste.

Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate

   

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  • 85 babi

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