Università. ADI: "Nemmeno un dottorando senza borsa di studio"

di Margherita De Quarto giovedì, 27 giugno 2013 ore 19:51

Il 28 giungo ed il 2 luglio CDA e Senato Accademico saranno chiamati ad esprimersi sulla faccenda

ragazzi in piazza

Bari - “Per il XXIX ciclo di dottorato dell'Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” la Regione Puglia non avrà accesso ai fondi europei che le hanno permesso negli ultimi anni di finanziare tutti i posti di dottorato di ricerca, evitando così che qualcuno restasse senza borsa di studio”. Così inizia il comunicato stampa dell’ADI – Associazione dei Dottorandi e Dottori di Ricerca italiani – che accende i riflettori su una vecchia storia, quella che vede i diversi cicli di dottorato sfornare una classe di dottorandi che per la metà sono finanziati dal ministero, per l’altra metà dalle famiglie.

 

Proprio nelle scorse settimane uno dei candidati al Rettorato dell’Università di Bari si era pronunciato contro questa pratica che poneva i dottorandi in un’ingiusta terra di mezzo, né docenti né studenti. Augusto Garuccio in quell’occasione disse che non sarebbero stati banditi dottorati senza borsa di studio. Ed è proprio ai cinque candidati rimasti in corsa che l’ADI lancia un appello: “Il 28 giugno e il 2 luglio p. v. il CDA ed il Senato della nostra Università si esprimeranno in merito – continua il comunicato - Ci appelliamo innanzi tutto ai cinque candidati rettori ivi presenti: la posizione che prenderete su questa questione dirà, molto più di qualsiasi dichiarazione d'intenti, quale università volete costruire, se un'università fondata sul precariato che scarica i costi della crisi e dei tagli sui più deboli o se una università che riconosce la dignità di ogni sua componente”.

 

Poi l’appello si allarga ad altri soggetti del mondo della formazione: “Ci rivolgiamo ai rappresentanti degli studenti: la nostra rivendicazione è figlia della consapevolezza che apparteniamo a una stessa generazione, una generazione precaria che non vuole continuare a vedersi addossare i costi di una crisi di cui non abbiamo responsabilità. Ci rivolgiamo ai ricercatori: nel 2010 eravamo insieme in piazza, mentre voi denunciavate un'Università che vi riconosceva lo status di ricercatori ma pretendeva anche l'attività didattica. Oggi vi chiediamo, in continuità con quella battaglia che abbiamo combattuto insieme, di stare al nostro fianco nel richiedere il riconoscimento di una dignità che ci viene negata. Ci appelliamo ai rappresentanti del personale tecnico-amministrativo presenti negli organi di governo: siete stati eletti in liste di organizzazioni sindacali, nate cioè per difendere la dignità e i diritti di chi lavora. Nel nostro piccolo è quello che cerchiamo di fare anche noi, non avendo però neanche il sostegno giuridico di una condizione lavorativa universalmente riconosciuta. Ci appelliamo ai docenti: quasi tutti voi avete sperimentato in altre epoche storiche la precarietà, tuttavia mai come oggi essa è particolarmente dura perché non permette l'individuazione di alcuna prospettiva concreta per il proprio percorso professionale. Vorremmo costruire con voi un'Università che rispetti ogni sua componente, che rifiuti di fondarsi sul lavoro precario, che non semini ostacoli sul percorso di chi vuole fare ricerca. Vi rivolgiamo questo appello accorato: siamo parte di una stessa comunità che negli ultimi anni ha subito, da parte di tutti i governi, tagli e riforme punitive e umilianti, che l’hanno profondamente ridisegnata. Rifiutiamo insieme l'idea che la difesa dell’Università possa basarsi sull'affidamento dei costi sulle spalle degli anelli più deboli”.

 

Dunque la battaglia si riapre al grido di “Nemmeno un dottorando senza borsa di studio” e se i dati ufficiosi dovessero diventare ufficiali, i dottorandi con borsa quest’anno sarebbero solo 90, contro i 130 dell’anno scorso ed i 230 dell’anno prima. Ora la palla passa all’Università e se questa dovesse fare orecchie da mercante, la “patata bollente” potrebbe passare nelle mani della Regione.

Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate

   

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  • 85 babi

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